Lavoro, controlli, sicurezza “La prevenzione ha fallito“
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fonte:
- La Nuova Venezia
Livio Giuliani chiede aiuto, ma non ha più i mezzi per garantire il bene dei lavoratori
“Oggi la nostra struttura di corso del Popolo, a Mestre conta diciassette tecnici. Dieci anni fa eravamo una trentina, praticamente il doppio di oggi“. Livio Giuliani, direttore dell`Ispesl di Venezia (l`istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro) non nasconde i numeri della cronica carenza di organico dell`ente preposto a garantire la sicurezza di ambienti di lavoro e impianti industriali. In occasione del Primo maggio, quello della prevenzione è un tema di evidente attualità. In un Paese che ha riscoperto la piaga delle morti sul lavoro, non si investe nei controlli. Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, di recente ha ribadito la necessità di potenziare la rete degli ispettori del lavoro. Ma gli organici sono da tempo insufficienti invece in strutture come l`Ispesl che per legge, in quanto ente del Servizio sanitario nazionale (al pari dell`Asl e dei suoi dipartimenti di prevenzione) ha l`obbligo di garantire la sicurezza sul lavoro. “In Italia l`istituto della prevenzione ha sostanziamente fallito“. La denuncia è contenuta in una lettera aperta di Michele Boato, dell`Ecoistituto del Veneto Alex Langer, e di Franco Conte, veneziano e presidente veneto del Codacons, inviata a deputati, senatori, ministri per chiedere un cambio di rotta decisivo nella prevenzione degli incidenti sul lavoro, potenziando l`Ispesl. Se ne è discusso a Roma in un convegno ai primi di marzo; lo ribadiscono le interrogazioni al governo presentate da deputati e senatori, tra cui i veneziani Paolo Cacciari e Felice Casson che hanno tirato in ballo il caso Ispesl anche in relazione all`incendio della De` Longhi di Treviso. “Il 2 maggio il governo dovrebbe darci delle prime risposte in commissione Lavoro – spiega Paolo Cacciari, di Rifondazione comunista – oggi i controlli agli impianti non ci sono, come testimonia il caso delle De` Longhi, e le attrezzature di prevenzione non vengono utilizzate“. Dagli uffici di corso del Popolo 17 ingegneri devono eseguire i controlli obbligatori per legge negli impianti delle aziende dei territori di Venezia, Belluno e Treviso. Dalle fabbrichette del Trevigiano, quindi, ai mega-impianti che trattano prodotti pericolosi, come il fosgene, dell`area di Porto Marghera. Il territorio è vasto, il personale si è ridotto sempre di più negli anni, spiega Livio Giuliani, che però difende il valore dei suoi tecnici: “I nostri sono ingegneri di grande esperienza, chiamati dalle aziende anche per delle importanti consulenze tecniche nella realizzazione degli impianti“. Insomma, l`Ispesl non è un “baraccone“. Ma l`ente può fare solo controlli obbligatori e niente ispezioni (per i vertici manca il regolamento attuativo) e poteri sanzionatori. E se un impianto non ottiene il collaudo, di fatto oggi non succede nulla. “Faccio un solo esempio. Tutti ricordano il rogo della camera iperbarica dell`ospedale Galeazzi di Milano in cui persero la vita 11 persone – spiega il professor Giuliani, tra i massimi esperti in Italia di elettromagnetismo e molto noto in città -. In quella occasione l`Ispesl non aveva dato l`ok al collaudo, ma l`impianto venne messo in funzione ugualmente“. Boato e Conte hanno attaccato nella loro lettera aperta di marzo la dirigenza nazionale dell`istituto, da 24 anni diretto da Antonio Moccaldi, ex Dc, definito senza eufemismi “un monarca assoluto“. “La insoddisfacente gestione ha indotto una progressiva spogliazione delle competenze dell`istituto da parte del governo e del legislatore con ulteriore danno alla prevenzione ambientale – scrivono nella lettera aperta -. Invece di cambiare la direzione si è praticato quel gioco tipicamente italiano di lasciare che l`ente funzioni male per poterne proporre il ridimensionamento, quando non la soppressione, o per ragioni politiche o istituzionali“. Oggi come oggi, avvisano Codacons e Ecoistituto, l`Ispesl corre nuovi pericoli: rischia di perdere anche le funzioni di controllo sugli impianti, in virtù della “deregulation“ che dovrebbe snellire invece la burocrazia per le imprese. “Liberalizzazione introdotta dalla Unione europea e recepita in Italia con il decreto legislativo 93 del 2000 – proseguono Boato e Conte – che però nulla ha a che fare con i controlli sugli impianti, in parte favorita dall`inefficienza dell`Ispesl e dei Dipartimenti di prevenzione delle Asl, incaricati delle visite periodiche agli impianti. Il presidente dell`istituto ha favorito la situazione, nella quale ha senso reclamare la fine dei controlli di sicurezza pubblici, avendo già provveduto a spogliare i dipartimenti territoriali di personale e risorse, ingrossando la sede centrale“. Se dieci anni fa 800 tecnici lavoravano nei dipartimenti territoriali dell`istituto e solo 400 a Roma, oggi la situazione è esattamente l`opposto, avverte Paolo Cacciari. “Questa vicenda dimostra che non possiamo accontentarci delle statistiche perché in Italia si sta veramente smantellando la rete di controllo e verifica degli impianti – conclude Franco Conte, che siede anche tra gli scranni del Consiglio comunale veneziano -. E senza controlli si finisce con il facilitare il lavoro nero, l`utilizzo di immigrati senza diritti, danneggiando gli imprenditori onesti. Tutta l`imprenditoria del Nordest dovrebbe esser con noi in questa battaglia“.
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