27 Giugno 2013

Lavoro, Codacons: Incentivi non servono a ridurre disoccupazione

Lavoro, Codacons: Incentivi non servono a ridurre disoccupazione

Agenpress – Secondo i dati resi noti oggi dal centro studi di Confindustria, il Pil nel 2013 scenderà dell’1,9%, ben peggio rispetto alle stime precedenti. Inoltre da fine 2007 ai primi mesi 2013 le persone che hanno perso l’impiego ammontano a 700mila, numero che salirà a 817mila per la fine del 2014.
Per il Codacons questi dati non sono destinati a cambiare con il pacchetto lavoro varato dal Governo. L’obiettivo di creare occupazione per 200mila giovani è solo un miraggio, un abbaglio che ci costa 1,5 miliardi che avrebbero potuto essere meglio destinati aiutando le famiglie ad arrivare alla fine mese.
Per l’associazione di consumatori il Governo non ha ancora capito che questa è una crisi di consumi e che fino a quando le famiglie non ce la faranno a pagare le bollette, le imprese non potranno tornare a produrre e, conseguentemente, ad assumere.
Come dimostrano i dati di oggi, le industrie in questo momento si misurano con i licenziamenti, non certo con le assunzioni. Se gli operai si grattano i pollici in attesa di ordinativi, a che titolo un imprenditore dovrebbe assumere qualcuno? Anche se gli viene a costare meno, è pur sempre un costo in più che un’impresa sull’orlo del fallimento non può certo permettersi. Insomma, per quanto la riduzione del costo del lavoro sia certamente un fatto positivo, considerati i vincoli di bilancio, il Governo non può permettersi di dare un colpo alla botte ed una al cerchio, riducendo un po’ il costo del lavoro, facendo qualche piccolo investimento in più, allentando un po’ la pressione fiscale sulle famiglie.
Per questo il Codacons chiede una svolta: la reintroduzione della scala mobile all’inflazione programmata (anche per i dipendenti pubblici e tutti i pensionati), il blocco,  almeno fino al 2015, di tutte le tariffe e gli aumenti previsti, dalla Tares ai pedaggi autostradali, dalle multe al canone Rai, l’eliminazione definitiva dell’Imu sulla prima casa e dell’aumento dell’Iva.
Dove si trovano le risorse per farlo? Innalzando al 27% l’aliquota sulle rendite finanziarie, oggi tra le più basse d’Europa, aumentando l’aliquota base dell’Imu per chi ha da 3 case in su, introducendo un contributo di solidarietà del 5 % per chi guadagna più di 90.000 euro e del 10% per chi dichiara più di 150.000 euro, riducendo l’elusione e l’evasione fiscale, eliminando le comunità montane, i gettoni di presenza dei consiglieri comunali ecc. ecc..

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