30 Aprile 2013

Lavoro, a marzo retribuzioni ferme In scadenza 5,3 milioni di contratti

Lavoro, a marzo retribuzioni ferme In scadenza 5,3 milioni di contratti

 

 

A marzo le retribuzioni contrattuali restano ferme rispetto a febbraio, aumentando dell’ 1,4% su base annua. Lo rileva l’ Istat. Il dato tendenziale, nonostante la frenata dei prezzi, rimane sotto l’ inflazione (all’ 1,6%), ma il divario si restringe ancora (pari a 0,2 punti percentuali). Con marzo diventano due i mesi consecutivi con crescita congiunturale pari a zero, con il rialzo annuo fermo all’ 1,4%. Ecco che il primo trimestre 2013 resta freddo, con un incremento pari solo all’ 1,4%. Tornando a marzo, a fronte di un aumento tendenziale medio dell’ 1,4%, i settori che presentano gli incrementi maggiori sono: alimentari bevande e tabacco (3,6%); tessili, abbigliamento e lavorazioni pelli (2,8%); acqua e servizi di smaltimento rifiuti (2,6%). Si registrano, invece, variazioni nulle per il comparto delle telecomunicazioni e in tutta la pubblica amministrazione. Con riferimento ai principali macrosettori, a marzo le retribuzioni orarie contrattuali segnano un incremento tendenziale dell’ 1,8% per i dipendenti del settore privato, mentre restano ferme per quelli della pubblica amministrazione. In prospettiva, fa sapere l’ Istat, l’ indice per dipendente delle retribuzioni contrattuali per l’ intera economia, proiettato per tutto l’ anno sulla base delle disposizioni definite dai contratti in vigore alla fine di marzo, registrerebbe nel 2013 un incremento dell’ 1,2%. Con riferimento al semestre aprile-settembre 2013, in assenza di rinnovi, il tasso di crescita tendenziale dell’ indice generale sarebbe dell’ 1,2%, come media delle variazioni mensili che si ridurrebbero gradualmente dall’ 1,3% di aprile all’ 1,0% di settembre. In particolare, guardando ai diversi accodi, nei prossimo mesi scadono le intese che riguardano il settore della moda e dei pubblici esercizi e alberghi. Secondo i dati resi noti dall’ Istat, a marzo le retribuzioni contrattuali restano ferme rispetto a febbraio, aumentando solo dell’ 1,4% su base annua, ancora una volta sotto all’ inflazione (1,6%). Per il Codacons è dal 2002 che stipendi e pensioni non sono più adeguate al reale aumento del costo della vita ed è per questa ragione che dopo 10 anni di erosione, in cui i risparmi sono stati progressivamente intaccati, ora i consumi stanno precipitando anche per i beni di prima necessità. Ecco perchè il dato più sconcertante tra quelli resi noti è quello secondo il quale la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 40,8% e l’ attesa per i lavoratori con il contratto scaduto è, in media, di 28,8 mesi. Un’ attesa inaccettabile. A marzo sono in attesa di rinnovo 44 accordi (15 appartenenti nella Pa) relativi a circa 5,3 milioni di dipendenti (2,9 milioni nel pubblico). Lo rileva l’ Istat. La quota di dipendenti che aspetta il rinnovo è pari al 40,8%, in riduzione rispetto a febbraio a seguito dell’ entrata in vigore di tre rinnovi contrattuali. Tra gli accordi monitorati dall’ Istat, infatti, sono state recepite le intese energia e petrolio, energia elettrica e Rai, mentre nessun contratto è scaduto. A marzo, i mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto sono in media 28,8, in aumento rispetto all’ anno precedente (27,0). L’ attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è invece di 11,8 mesi, in aumento a confronto con dodici mesi prima (8,9).

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