Lavorare stanca ma avercene
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fonte:
- La prealpina
(…) Nelle giornate magre racconta di arrivare almeno a 80 euro, che farebbero quindi 2.400 euro al mese, e quindi buon per lui. Che possa essere un esempio, però, è da discutere, nonostante i nostri figli e nipoti una cifra come quella la vedranno col binocolo. «Studia», è quello che vorremmo dir loro, per non finire così. Ma anche questo non è facile. Vedete ad esempio quel che sta capitando a un’ università telematica, intenzionata a varare un corso di laurea per diventare «influencer»: quanto potrà resistere, vostra figlia o vostra nipote, all’ idea di essere la nuova Chiara Ferragni? E un’ altra università, sempre telematica, non propone forse un corso triennale di Videogames? Almeno il primo caso, su segnalazione del Codacons, ha attirato l’ attenzione della Procura della Repubblica e del Ministero, che stanno valutando se non si tratti dell’ ennesima trovata per far soldi turlupinando qualche povero illuso. Quel che è certo è che anche creare illusioni sta diventando un lavoro, e il pullula di casi come questi: siti a pagamento per corsi rapidi di bella presenza e di portamento, di pilotaggio di droni, di dominazione del pensiero (sic), siti per la formazione di formatori, siti per la realizzazione di siti che a loro volta realizzino siti, e via all’ infinito. Ed eccoci al punto: cosa sta diventando il lavoro? Una volta ci si accontentava di darlo per scontato (avendolo): «La vita di chi lavorando basta a se stesso è dolce», recita la Bibbia. Oggi (che ne abbiamo sempre meno), la risposta meno evasiva ci arriva da un grande regista inglese, Ken Loach, con un film, «Sorry we missed you», che definire terrificante è come dare del birbantello ad Al Capone. Il titolo, “Ti abbiamo perso”, è l’ avviso che i corrieri lasciano quando non trovano in casa il destinatario di un invio: ma è anche quello che al protagonista (un corriere costretto dalla crisi a lavorare quattordici ore al giorno senza garanzie sindacali, senza assicurazioni, senza un sistema sociale di minima tutela) potrebbero dire la moglie e i figli, che al posto del padre e del marito si ritrovano uno zombie senza più orari né dignità. Loach, figlio di operai e bambino negli anni della grande Crisi, non bara con la realtà, e fa stridere il credo nel lavoro del padre, messo a durissima prova, con le illusioni di un figlio che vorrebbe fare il writer. Banale come la vita, è l’ opposizione tra le due realtà che saranno anche il nostro futuro: qualunque lavoro purché ci dia da sopravvivere, da una parte, e dall’ altra l’ illusione che un corso o la formula magica che ci ha venduto qualche trafficone ci renda ricchi e famosi. Grande tema su cui riflettere, e soprattutto su cui far riflettere i nostri figli e nipoti, appunto, che al rischio di cascare nell’ una o nell’ altra trappola è bene non guardino con la stessa indifferenza che sull’ argomento stanno dimostrando i politici. I politici inglesi, ovviamente. Gianmarco Gaspari.
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Tags: Chiara Ferragni
