fbpx
13 Novembre 2015

Latte: un centesimo e il tavolo si rompe

Latte: un centesimo e il tavolo si rompe
coldiretti: «non accettiamo l’ elemosina. non firmate i contratti»

■Trattativa sul prezzo del latte al litro, gli industriali propongono un solo centesimo in più e il tavolo si rompe. Assolatte sarebbe disposta ad alzare il pagamento del latte al litro da 33,90 centesimi di euro a 35, ma Coldiretti risponde: «Non è ancora abbastanza, non accettiamo l’ elemosina». Tante le reazioni dopo l’ incontro di ieri a Roma tra parte agricola, Assolatte industriali e il ministro Maurizio Martina. Il tavolo si è interrotto senza nessun accordo perché le controparti in serata erano ancora molto distanti, ma la guerra del latte continua e si allarga fino ai supermercati e all’ Antitrust: nella sede di Piazza Verdi a Roma questa mattina alle 9.30 l’ appuntamento con gli allevatori di Coldiretti. «Con la proposta provocatoria di alzare il pagamento, umiliandoci, di solo un centesimo, gli industriali dimostrano la volontà di alimentare tensioni nel Paese» incalzano dall’ associazione di categoria. La giornata è stata anche l’ occasione, per Coldiretti, che ha protestato per giorni davanti alla Lactalis di Ospedaletto, ma anche in centri commerciali e supermercati, di riepilogare la drammatica situazione del settore. Crisi dovuta, secondo l’ associazione di categoria, «a un pagamento che, per farcela bene, dovrebbe essere oltre i 40 centesimi di euro al litro di latte mentre è ancora ben al di sotto». Il bilancio è nero: oltre mille stalle da latte chiuse in tutta Italia delle quali il 60 per cento in montagna e quasi quattromila posti di lavoro andati in fumo per effetto della perdita nei bilanci di circa 550 milioni di euro. «Il prezzo del latte fresco- sottolinea la Coldiretti – nel 2015 moltiplica quattro volte dalla stalla alla tavola e a fronte di una produzione nazionale di circa 110 milioni di quintali di latte sono 85 milioni di quintali le importazioni di latte equivalente dall’ estero, circa il 40 per cento, e c’ è il rischio concreto che il latte straniero possa a breve per la prima volta superare quello tricolore». E così la battaglia di ventimila allevatori, che insieme alle principali associazioni dei con sumatori (Adiconsum, Federconsumatori, Adusbef, Codacons, Movimento consumatori) hanno intercettato centinaia di camion, tir e cisterne, presidiato decine di iper e supermercati in tutte le regioni, distribuito almeno trecentomila volantini ai consumatori per spiegare i motivi della protesta, non si concluderà e anzi dopo il flop della trattativa di ieri ci saranno presto nuove mobilitazioni ben più forti. «Gli allevatori della Coldiretti chiedono che il compenso riconosciuto sia almeno commisurato ai costi di produzione che variano dai 38 ai 41 centesimi al litro secondo l’ analisi ufficiale effettuata dall’ Ismea in attuazione della legge 91 del luglio 2015 che prevede l’ obbligo di contratti a dodici mesi» concludono gli allevatori. «Già l’ ipotesi di 37 centesimi di euro al litro per due mesi, che potrebbe originare dall’ impegno del Governo italiano, riguarda ancora un prezzo al di sotto dei costi di produzione e va in spregio alle norme sui contratti annuali, ma evidentemente questo è il regalo del ministro Maurizio Martina all’ industria di trasformazione: la vittoria degli industriali sulla pelle degli allevatori» ha incalzato l’ assessore regionale lombardo all’ Agricoltura Gianni Fava, che sabato è stato personalmente a Ospedaletto.«Qualsiasi accordo che preveda un prezzo del latte alla stalla sotto i 40 centesimi al litro, che equivarrebbe a far lavorare le aziende sottocosto e quindi alla loro chiusura, vedrà la ferma opposizione di Regione Lombardia – ha poi aggiunto il consigliere regionale malerino Pietro Foroni -. Seque sto presunto accordo avesse anche solo una durata di due mesi sarebbe comunque un’ ulteriore presa in giro». In serata EttorePrandini, presidente di Coldiretti Lombardia, ha mandato un messaggio alle organizzazioni di produttori di raccolta: «Non firmate contratti con quotazioni sotto i costi di produzione. Si vuole deliberatamente destabilizzare il sistema – denuncia la Coldiretti – proprio nel momento in cui la ripresa dei consumi, dell’ economia e dell’ occupazione fa ben sperare anche per l’ agroalimentare che è la principale voce di spesa dei cittadini. Si tratta di una chiara dimostrazione che la multinazionale francese Lactalis, proprietaria dei marchi Parmalat, Galbani, Locatelli e Invernizzi, insieme ad altri industriali vuole colpire il vero Made in Italy, fatto con latte italiano». Paola Arensi.
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox