22 Ottobre 2005

Latte in polvere, al via le cause per restituzione del 50% del prezzo

Intesaconsumatori inizia le cause per danni contro le società produttrici del latte per l`infanzia dopo la delibera dell`Antitrust, ripercorrendo il percorso attuato durante lo scontro sulla rc auto. Chi ha conservato gli scontrini del latte per l`infanzia, sostengono Codacons, Adusbef, Adoc e Federconsumatori, può chiedere indietro il 50% del prezzo pagato. Intesaconsumatori calcola che l`industria farmaceutica debba restituire circa 2 miliardi di euro ai consumatori italiani e mette i propri uffici legali a disposizione di quanti intendano chiedere la restituzione delle maggiori somme pagate a causa degli accordi tra aziende. L`Antitrust, infatti, ha inflitto sanzioni per 9.743.000 euro ad alcuni produttori di latte per l`infanzia che hanno fatto cartello per mantenere elevati livelli di prezzo, superiori agli altri paesi europei anche del doppio o del triplo. Un cartello che ha quindi danneggiato i consumatori italiani, procurando negli anni alle aziende coinvolte un ingiusto vantaggio economico stimabile, affermano Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, in almeno 2 miliardi di euro, che adesso dovranno tornare nelle tasche dei consumatori. Chi ha conservato gli scontrini del latte acquistato dalle società sanzionate dall`Antitrust (Heinz Italia, Plada, Nestlé Italiana, Nutricia, Milupa, Humana Italia, Milte Italia) può contattare fin d`ora le associazioni dell`Intesa per chiedere indietro la restituzione del 50% di quanto pagato. Intanto il latte in polvere finisce sotto accusa a livello sanitario: dopo la pesante multa imposta dall`Antitrust alle multinazionali che dominano il mercato per gli alti prezzi praticati in Italia (in alcuni casi fino a tre volte rispetto a equivalenti prodotti che si possono acquistare in altri paesi della Comunità europea) una direttiva dell`Organizzazione mondiale della sanità mette in guardia i governi di tutto il mondo: attenzione ad avvisare mamme e ospedali sulla sua preparazione. Si è scoperto infatti che nel latte in polvere destinato ai neonati che non possono essere allattati naturalmente dalla propria madre si nascondono pericolosi batteri che possono arrivare a determinare gravi malattie e perfino, in casi estremi, la morte. Sotto accusa è soprattutto l`Enterobacter Sakazakii, un microrganismo patogeno opportunista di cui, si legge in un documento dell`Istituto superiore della sanità, è `ben riconosciuta la sua capacità di causare gravi malattie quali meningiti ed enterocoliti necrotizzanti, un po` in tutto il mondo`. Proprio per questa ragione l`International commission for microbiological specification for foods ha definito l`Enterobacter Sakazakii un `grave pericolo` per i neonati con `effetti cronici anche di lunga durata, capace di costituire una minaccia per la vita`. L`uso del latte in polvere, raccomanda un documento dell`Istituto superiore della sanità rivolto ai neonatologi, alle direzioni sanitarie, ai responsabili dei laboratori di analisi ospedalieri e alle autorità di controllo, richiede adeguate conoscenze sulle corrette modalità di preparazione e sui rischi igienici che possono derivare da manipolazione e conservazione improprie sia a livello domestico sia ospedaliero. Infatti, diversamente dal latte formulato liquido, che risulta sterile per effetto dei trattamenti tecnologici subiti prima della commercializzazione, le formulazioni in polvere hanno una flora microbica residua, composta generalmente da germi saprofiti e da coliformi causa di infezioni gravi come enterocoliti necrotizzanti, meningiti, diarree severe che possono provocare la morte dei neonati. In breve, se non si può dare il latte della mamma, sempre raccomandabile, si preferisca quello liquido che offre maggiori garanzie a quello in polvere largamente usato ma che presenta numerosi rischi. Uno studio della Food and drug administation ha denunciato che negli Stati Uniti l`Enterobcter Sakazakii è responsabile della morte del 33% dei neonati. Non meno allarmista la denuncia dell`Istituto federale della protezione della salute del consumatore tedesco, che attribuisce agli effetti del famigerato germe il 50% dei casi di mortalità neonatale in Germania.Intanto arriva il plauso di Federfarma per l`operato dell`Antitrust. Rivela l`associazione dei farmacisti: `Per avere informazioni sul settore Federfarma era stata interpellata dall`Antitrust e in quell`occasione avevamo ribadito il disagio dei farmacisti di dover vendere il latte a un prezzo così elevato, molto più alto del prezzo praticato in altri paesi europei. Al disagio di essere immotivatamente ritenuti corresponsabili di questi prezzi elevati si aggiungeva il fatto che, con i margini con cui operiamo sui latti, non ci era possibile in alcun modo andare incontro al consumatore`.

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