27 Aprile 2002

Latte fresco: Codacons e Adusbef contro Altroconsumo

La sentenza del Tribunale Civile di Bologna sulla questione “Frescoblu“




Roma.
La sentenza del Tribunale Civile di Bologna sulla questione “Frescoblu“ fa giustizia dei comportamenti non coerenti con la legge 169 che definisce le caratteristiche del latte fresco, toglie ogni dubbio a difesa dei consumatori e ribadisce la posizione assunta dal Tribunale e dalle associazioni di consumatori. È quanto precisano Adusbef, Codacons e Federconsumatori in una nota ove aggiungono che così è stata premiata la giusta battaglia per accertare la qualità del latte fresco, contro le analisi effettuate da laboratori privati.


Ma intanto, mentre il ministro dell`Agricoltura Alemanno ha confermato che le vendite di latte microfiltrato sono state sospese su tutto il territorio nazionale «mentre l`Ispettorato centrale repressione frodi sta verificando la compatibilità con la normativa delle altre produzioni di latte commercializzate con durata superiore ai quattro giorni più uno»- continua la battaglia sul latte fresco. Codacons ed Adusbef hanno, infatti, denunciato la rivista “Altroconsumo“ alla Procura della Repubblica di Torino.

Al centro della denuncia una recente ricerca effettuata dal magazine che facendo analizzare i campioni di sette prodotti di latte fresco tradizionale, ha evidenziato come questi mantengano inalterate le caratteristiche di qualità e freschezza anche dopo tre giorni dalla scadenza e siano ancora perfettamente consumabili. Secondo Adusbef e Codacons «il magistrato torinese dovrà ora accertare se il comportamento di Altroconsumo configuri o meno la fattispecie di reati a danno dei consumatori». Il latte fresco è determinato da una legge precisa, la 169/89.


La vicenda si collega quindi direttamente alla decisione del Tribunale civile di Bologna che nei giorni scorsi ha accolto il ricorso in via d`urgenza per concorrenza sleale avanzato dalla Granarolo, e dalla controllante Granlatte consorzio cooperativo, contro la Parmalat in merito a “Frescoblu“.

Decidendo sulla richiesta del provvedimento cautelare, in attesa del giudizio di merito, il giudice ha fissato una cauzione per la Parmalat di tre milioni di euro, nell`ipotesi di futuri danni patrimoniali o spese.

L`azienda bolognese si era rivolta al tribunale per chiedere «di interrompere immediatamente ogni atto lesivo della concorrenza, astenendosi dal produrre, confezionare, distribuire, commercializzare e pubblicizzare con la denominazione di latte fresco pastorizzato», l`ultimo prodotto della Parmalat, “Frescoblu“. Nel ricorso, i legali della Granarolo avevano sottolineato come «la caratteristica fondamentale di “Frescoblu“ fosse costituita dal fatto di possedere, a fronte di denominazione “latte fresco pastorizzato omogeneizzato“, una durata superiore a quella prevista dall`articolo 5, comma 3 della legge 169/89 che è pari a 4 giorni più quello di confezionamento». Mentre Frescoblu «è pubblicizzato con una durabilità di 8 giorni».

La decisione del Tribunale civile di Bologna non è ovviamente piaciuta alla Parmalat, che ha annunciato il ricorso per ottenere la revoca del provvedimento, preannunciando peraltro l`intenzione di ricorrere alla Corte di Giustizia Europea. «Parmalat non condivide l`ordinanza del tribunale – ha spiegato il gruppo – di cui contesta radicalmente i contenuti, e presenterà quindi reclamo al collegio per ottenere l`immediata revoca dell`ordinanza». Preannunciando inoltre l`intenzione «di ricorrere anche alla Corte di Giustizia Europea al fine di vedersi riconosciute le proprie ragioni», Parmalat ha ribadito che «Frescoblu è un latte fresco, pastorizzato di eccellente qualità e prodotto con un metodo altamente innovativo». Tale metodo, secondo l`azienda «è in regola con tutte le normative comunitarie e nazionali».

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