Latte all’ inchiostro Danni morali da risarcire
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fonte:
- Giornale di Sicilia
Il Giudice di Pace della sezione staccata del Tribunale di Mascalucia ha condannato le multimazionali Meslè Italiana, Tetra Pack International e Tetra Pack Hispania a risarcire il papà di una neonata che aveva ingerito latte contaminato da inchiostro. Il giudice Giuseppe Arcidiacono, accogliendo la tesi difensiva illustrata dall’ avvocato Floriana Pisani, ha stabilito che oltre al danno patrimoniale, il genitore sia meritevole del risarcimento del danno non patrimoniale, derivante dallo stato di ansia e dallo stress che il genitore ha patito. Il giudice ha quindi stabilito la sussistenza di una responsabilità solidale di tutte e tre le società convenute espressione del principio fondamentaledel neminem laedere del quale nessuno può esimersi. La sentenza – dice il segretario nazionale del Codacons Francesco Tanasi, associazione di consumatori alla quale il ricorrente si era rivolto – si riferisce al caso di un papà che ha agito in giudizio per la condanna delle tre multinazionali, in quanto fin dalla nascita della piccola avvenuta nel marzo del 2004 e fino a novembre 2005 (data del sequestro del latte da parte del Corpo Forestale dello Stato), la aveva nutrita, senza saperlo, con del latte non genuino. Il giudice ha dato ragione al Codacons riconoscendo il disagio sofferto dal papà. Per la verità esistono altri due precedenti di condanna alle tre multinazionali, sentenze sempre ottenute dall’ avvocato del Codacons, quella emessa dal Giudice di pace di Giarre, di recente confermata in appello e la sentenza del Giudice di pace di Acireale, in attesa di appello. Lo stato di ansia e stress che ha patito il papà di Mascalucia è stato condiviso dal Giudice di pace, il quale ha precisato come non può dubitarsi che il papà abbia risentito, in un rapporto eziologico, sempre riconducibile alla scoperta dell’ elemento tossico ingerito con il latte, il conseguente malessere continuo della figlia che non trovava valida spiegazione… Il tutto ricollegato alla sfera psico emotiva in relazione alla evidente importanza attribuita alla salute della figliola e la conseguenza negativa di un aggravamento. Il Giudice di pace di Mascalucia ha rigettato le eccezioni di incompetenza territoriale sollevata dalle convenute ritenendo non giustificato derogare al Foro del consumatoreprecisando al riguardo che sembra ben più che vessatorio spostare il giudizio dal Foro di Mascalucia, sede del consumatore a quello di una delle persone convenute, addirittura all’ estero. Si è pronunciato negativamente in ordine anche alla richiesta di rimessione del giudizio davanti al Tribunale di Roma, perché i giudizi riguardano soggetti parzialmente diversi e riguardano situazioni differenti. La sentenza riguarda il famoso caso del latte prodotto dalla Nestlè Italiana in Tetrapack, Nidina 1 e 2 e successivamente Mio, sequestrato il 22 novembre 2005, dal Corpo Forestale, in esecuzione dell’ ordinanza della Procura della Repubblica del Tribunale di Ascoli Piceno, in circa 30 milioni di litri. La misura precauzionale del sequestro era stata disposta a seguito dei risultati delle analisi effettuate dall’ Arpa della Regione Marche, successiva ad un primo sequestro di due milioni di litri di latte, avvenuto il 9 novembre 2005. Le analisi avevano accertato, in tutte le confezioni in scadenza a maggio/settembre 2006, l’ alterazione del latte e la presenza di tracce di un componente chimico, identificato come Isopropil-Thio-Xantone (Itx), utilizzato come fotoiniziatore di inchiostri nella fabbricazione di imballaggi, nelle confezioni in Tetrapak a stampa off-set. L’ Itx è un fissativo usato nella stampa tipografica per polimerizzare gli inchiostri. accaduto che i fogli stampati si sono sporcati con questa sostanza, causando la contaminazione del latte.
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