15 Dicembre 2011

«Tessera tifoso un business che non vale»  

«Tessera tifoso un business che non vale»
 

Alla fine c’ è voluto il Consiglio di Stato per ammettere l’ evidenza: la tessera del tifoso così come è strutturata può rappresentare una pratica commerciale scorretta «ai sensi del codice del consumo». E il Tar del Lazio è obbligato a guardare in faccia la realtà. Non è in discussione lo strumento, indispensabile da quest’ anno per abbonamenti e trasferte, ma le carte di credito obbligatoriamente abbinate, proposte da alcuni club. L’ ennesimo regalo alle banche. Infatti il tifoso per entrare in possesso del documento deve sottoscrivere anche un contratto con l’ istituto partner scelto dalle società: in pratica per andare allo stadio deve acquistare una carta ricaricabile senza possibilità di scelta. Il tribunale amministrativo regionale pochi giorni fa aveva bocciato il ricorso di Codacons e Federsupporter. I due enti a quel punto si sono rivolti ai giudici di Palazzo Spada, che hanno accolto l’ appello e obbligato il Tar a tornare sui suoi passi fissando una nuova udienza. Una bocciatura parziale per le tessere volute fortemente dall’ ex ministro degli Interni, Roberto Maroni. Che solo a settembre aveva snocciolato cifre e numeri: oltre 800mila quelle sottoscritte nell’ anno passato, 50mila all’ inizio di questa stagione. Non c’ è bisogno di grande immaginazione per fare quattro conti sul giro d’ affari. «Sta prevalendo l’ aspetto di fidelizzazione su quello di sicurezza», aveva detto l’ esponente della Lega Nord. Ma a finire nel mirino è il rischio di condizionamento della libertà decisionale dell’ individuo. In contrasto con i principi fondamentali dell’ ordinamento. E il tifoso finisce col pagare di tasca sua per essere riconosciuto, particolare curioso. E solo su questo aspetto, comunque non secondario, possono cantare vittoria Codacons e Federsupporter. Con le curve di tutta Italia che hanno già preannunciato striscioni e manifestazioni per il prossimo fine settimana. Consapevoli che comunque per il resto nulla cambierà: per andare in trasferta ci vorrà sempre la tessera del tifoso, la cui legittimità non è in discussione, come sottolineano dall’ Osservatorio del Viminale. Anche se con tornelli e biglietti nominali a pieno regime, viene il dubbio che sia diventata un di più. Maroni la ritiene efficace, ma lo è meno della certezza della pena. Così in Inghilterra combattono gli hooligans. Senza tesserine o card finalizzate al business.

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