«I miei tre anni di calvario con le protesi francesi»
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fonte:
- Il Gazzettino
Febbre alta dal 2010, linfonodi di un centimetro nei due cavi ascellari, una montagna di problemi di salute. Un incubo che sembra non avere fine per Anna (nome di fantasia), una 36enne polesana, vittima delle protesi mammarie Pip, che ha accettato di parlare della sua storia. «Ho deciso di fare l’ intervento per motivi estetici nel 2002 in una delle migliori cliniche di Milano. Non è stato un trattamento a basso costo. Sono entrata con una "seconda" per uscire con un seno semplicemente più pieno». Anna, tra rabbia e preoccupazione parla della sua esperienza, e racconta la sua storia vissuta nel silenzio più completo prima che lo scandalo esplodesse. Quando sono iniziati i problemi? «Nel 2008 ho iniziato ad avvertire i primi problemi, ma non mi sono allarmata subito, pensavo potesse essere normale dato che si tratta comunque di corpi estranei». Cosa l’ ha fatta preoccupare? «Una sera ho deciso di fare una ricerca su internet relativa alle miei protesi, per confrontarmi con altre donne che avevano subito questo intervento, invece mi sono trovata di fronte a una notizia sconvolgente: un sito francese parlava di queste protesi e della loro pericolosità». A chi si è rivolta? «Ho chiamato subito il mio chirurgo plastico. Mi ha risposto che era solo allarmismo, che non dovevo preoccuparmi il tutto senza visitarmi». Invece la situazione è peggiorata. «Sì. Dopo un po’ le ghiandole si sono gonfiate, ho fatto una mammografia ma non ha rilevato nulla. Il medico mi aveva detto che forse i problemi erano legati alla depilazione o al deodorante. Così ho smesso di depilarmi ma le cose sono andate sempre peggio». Cos’ è successo dopo? «Nel 2010 ho avuto la prima febbre e sono tornata in ospedale per un’ ecografia mammaria dalla quale è emerso un piccolo linfonodo. Il medico, che non sapeva quali protesi io avessi, mi ha detto che il problema era legato proprio a loro. Ho dovuto fare subito una risonanza magnetica». Qual è stato il risultato? «Non sono state riscontrate rotture nelle protesi. Però mi hanno trovato linfonodi di un centimetro in tutti e due i cavi ascellari e liquido attorno alle protesi. Trasudano per loro natura, mi chiedo di cosa siano fatte». Allora cos’ ha pensato? «Sono fortunata, non ho il cancro e questo mi permette di avere ancora un piccolo sorriso». Quali saranno i prossimi passi? «Entro il mese dovrò togliere le protesi. Il mio chirurgo ha iniziato a "preoccuparsi" dicendomi che orami sono vecchie (9 anni) e che è arrivato il momento di toglierle, ma non ammette che le Pip siano pericolose per la salute. Nel 2008, quando ho avuto i primi problemi me le aveva garantite per 20 anni. Le protesi si sono svuotate, non sono più come prima». Chi pagherà l’ intervento? «L’ operazione non è gratuita, e non è vero che lo Stato copre le spese per l’ espianto. Oltretutto l’ intervento avverrebbe in un ambulatorio, con anestesia locale». Pensa di procedere per vie legali? «Mi sono rivolta al Codacons per fare causa contro l’ azienda francese che le produceva. Azienda ormai chiusa. Il titolare è ricercato dall’ Interpool ma i figli hanno aperto un’ altra ditta che produce materiale sanitario». Cosa le fa più male di questa vicenda? «Ci sono molti pregiudizi nei confronti di chi si è rifatto il seno. Su Facebook è nato un gruppo di donne alle quali sono state impiantate le Pip. C’ è paura e vergogna tra loro. Non è giusto. Io non ho perso la fiducia nei medici, ma vorrei tanto che qualcuno analizzasse le mie protesi dopo che le avrò tolte. Voglio proprio capire di cosa sono fatte. E poi vorrei capire a quanto le vendeva l’ azienda fiorentina che le ha immesse nel mercato italiano quando in America sono sempre state bandite dato che non avevano raggiunto i più alti requisiti per l’ impianto sul corpo umano». © riproduzione riservata.
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