Lapsus, latinismi, tensioni Anche la scelta della sedia è una strategia difensiva
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fonte:
- Corriere del Veneto
i legali di orsoni e sartori lontani da quelli dei «corrotti»
VENEZIA Il presidente del collegio giudicante, Stefano Manduzio, entra in aula e prende la parola al microfono alle 9.40. Nessun proclama a beneficio di telecamera, appena ammesse con un’ ordinanza ad hoc «per la grande rilevanza pubblica della vicenda», si entra subito nel vivo del processo. E basta dare un’ occhiata all’ aula C, dove di solito si tengono le udienze affollate del gip (e infatti si tenne anche l’ udienza preliminare di questo stesso processo), per capire tante cose. La prima è che dell’ aura di «processo del secolo» non c’ è poi molto. Non ci sono le decine di telecamere e la cinquantina di giornalisti della conferenza stampa della mattina del 4 giugno 2014, quella della notizia degli arresti. Qualche cameraman, fotografi, una decina al massimo di giornalisti. Ci sono invece tanti tecnici. Non solo ovviamente i tre giudici, i tre pm (il procuratore aggiunto Carlo Nordio affianca i pm Stefano Ancilotto e Stefano Buccini), gli avvocati degli 8 imputati e delle numerose parti civili. Sullo scranno del collegio giudicante spiccano ben 6 uditori giudiziari, schierati al loro fianco, mentre sul lato sinistro, tra cancelliere e fonoregistrazione, ci sono anche due tirocinanti. E d’ altra parte è un’ occasione storica poter seguire un processo così. Alcuni avvocati si sono portati dietro giovani colleghi di studio. Ogni tanto fa capolino qualche curioso. Come già avvenuto all’ udienza preliminare, l’ aula è divisa per aree. Gli avvocati Carlo Tremolada e Alessandro Moscatelli sono appollaiati a sinistra, sul banco dei testimoni (e quando dovranno venire quelli, loro dove si metteranno?). D’ altra parte loro sono i difensori dell’ ex sindaco Orsoni e dell’ ex europarlamentare Lia Sartori, accusati di finanziamento illecito della campagna elettorale, e anche visivamente vogliono marcare la loro distanza da chi invece deve rispondere di corruzione. In prima fila sul lato sinistro ci sono i pm, a destra gli avvocati Emanuele Fragasso (difensore di Maria Giovanna Piva), Gabriele Civello e Francesco Compagna (Matteoli), mentre Marco Vassallo (Erasmo Cinque) si deve accontentare di una sedia aggiunta, che però gli permette di consultare meglio i grandi faldoni appoggiati lì in fianco: è lui che tira fuori i documenti da consegnare ai giudici. La seconda fila è per le parti civili: Giuseppe Chiaia (Città metropolitana), Paola Bosio (Consorzio Venezia Nuova), Elio Zaffalon (ambientalisti), Dario Bolognesi (Regione Veneto), Marco Locas (Codacons. In terza fila, a sinistra, c’ è l’ avvocatura dello Stato, poi Luigi Ravagnan (Comune di Venezia), mentre a destra i difensori degli imputati anche visivamente più defilati: Giovanni Chiello (Danilo Turato), Alberto Bianchi (Corrado Crialese) e Paolo Rizzo (Nicola Falconi). Gli unici sulla panca del pubblico, sono Mario D’ Elia, l’ ex candidato sindaco, e il suo avvocato Michele Maturi, così come Franco Conte, storico leader del Codacons in Veneto. Il pallino, in questa prima udienza, ce l’ ha la difesa Matteoli. Compagna e Civello parlano a lungo, anche perché per l’ ex ministro le doglianze sono numerose. Gli altri colleghi perlopiù si associano alle loro tesi, così come fanno le parti civili con il pm Ancilotto, che replica punto su punto. Ogni tanto scappa qualche sorriso, come quando l’ avvocato Compagna commette un lapsus freudiano e afferma che tra le accuse a Matteoli c’ è quella di aver sostituito Piva al vertice del Magistrato alle Acque «con Mazzacurati». «Cuccioletta», gli sussurra pronto Civello. Manduzio sorride quando sempre Compagna, classe 1976, parla del codice del 1989: «Io sono nato con il nuovo codice e non mi avventuro in quello vecchio per evitare scivoloni». Inizia il dentro e fuori di avvocati e pm, qualcuno torna con una bottiglia di acqua, qualcuno va in bagno. Gli unici sempre fissi lì sono i tre giudici, nonostante la discussione tra codici e codicilli non sempre sia leggera da digerire. Civello parla a lungo e quando sta per chiudere Manduzio più volte accende la luce rossa del suo microfono per dettare il verbale, ma ogni volta il legale parte con nuove argomentazioni. Poi tocca a Fragasso, che sfoggia il suo armamentario di dotte citazioni latine, fino a quando parlando degli «iter» (al plurale), aggiunge sicuro: «O meglio itinera». Chapeau.
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