11 Febbraio 2014

Lapidi e croci: in Campania la strage arriva sull’ asfalto

Lapidi e croci: in Campania la strage arriva sull’ asfalto

Antonio Manzo Stavolta non c’ entra nè l’ asfalto sbrecciato, nè una segnaletica insufficiente. Nel tragico incidente di domenica sera sulla Cilentana c’ entra la velocità folle testimoniata da un contachilometri bloccato a 145 km orari, appena visibile in quel cartoccio di lamiere che era una Mercedes Clk. «Una serie di sorpassi azzardati in un attimo ha stroncato la vita di quattro persone» dice il pm della procura di Vallo della Lucania, Alfredo Greco, lo stesso che pochi anni fa dispose un controllo a tappeto, con centinaia di uomini delle forze dell’ ordine: decine e decine di patenti ritirate, centinaia di verbali. Non bastò. La Mercedes finita in lamiere informi appartiene alla Mercedes Clk guidata da Gianfranco De Santis, il ristoratore 43enne di Capaccio ucciso nell’ impatto dopo aver fatto cadere, come birilli, la Fiat Bravo su cui viaggiano Emma D’ Auria e Annunziata Sorrentino, 30 e 50 anni, le due donne di Pontecagnano e di Cava de’ Tirreni morte insieme, e poi l’ Alfa Romeo guidata da Vito Chechile, 53enne di Eboli, uccidendolo all’ istante. Altri quattro morti sulla Cilentana, una delle strade della morte sulla cartina geografica della Campania. È come una mappa geografica del dolore e del ricordo. Non la trovi su Google maps, ma la puoi vivere, metro dopo metro, percorrendo le strade della morte in Campania. Perchè è qui che la mappa del dolore, di centinaia di vittime della strada, ti conduce per mano sui luoghi delle mille tragedie: croci ai bordi delle strade, fiori freschi su foto di giovanissime vittime, lapidi di appena un metro quadrato di marmo bianco con la foto della vittima, la data di nascita e quella della morte. Questi cimiteri delle vittime delle strade killer costeggiano l’ asfalto, «bucano» la vegetazione, ti appaiono all’ improvviso come le silenziose immagini della Spoon River dell’ asfalto. Eccole le strade della morte in Campania: dalla Cilentana, che porta ai luoghi delle vacanze per milioni di italiani, alla Statale del Vesuvio, meglio nota come «la 268» costruita per favorire la via di fuga da una eventuale eruzione del Vesuvio e che, invece, oggi, e senza alcuna colata di lava, fa contare morti su morti; dall’ Ofantina bis che taglia il verde dell’ Irpinia e conduce da Lioni ad Avellino, con quel tratto tra Volturara Irpina e Montella dove le croci si contano a decine, fino alla bretella di collegamento tra Benevento e Campobasso. Sì, la strada dove anche la toponomastica conduce alle tragedie perchè qui, alla «Zingara Morta» basta che vanno in tilt i freni di un tir per provocare una tragedia. E, per finire, l’ Asse Mediano, opera stradale del dopoterremoto, da Napoli fino ai confini di Caserta. In circa venti anni di apertura di un tratto di strada che da Agropoli porta a Policastro, la famigerata Cilentana, più un centinaio di persone qui ha cessato la propria esistenza. Doveva essere la strada a scorrimento veloce, ma anche la velocità è stata causa di incidenti mortali con un ritmo impressionante. Spesso giovanissime vittime, tanto da far aprire a Sapri una onlus per le vittime della strada, intitolata ad Angela Giannetti. La mamma, Norma Filizola, è l’ anima dell’ associazione «Angela tra gli angeli». «Non servono gli interventi tampone: l’ Anas e la Provincia, enti competenti sulla variante alla strada Statale 18, devono intervenire mettendo a norma la strada e effettuando accorgimenti tecnici che costringano gli automobilisti a guidare in maniera più prudente» dice il pm di Vallo della Lucania Alfredo Greco. Sorpassi azzardati e la velocità eccessiva sono stati individuati come causa principale degli incidenti mortali. Ma l’ imprudenza degli automobilisti non scagiona la strada. Ne è convinto Alfredo Greco che sposò in pieno i risultati di un rapporto stilato dal Codacons. «La strada ? sostiene il pm ? favorisce comportamenti imprudenti da parte degli automobilisti e allo stesso tempo li fa morire perché ha difetti. Su un’ altra strada probabilmente gli esiti di molti incidenti non sarebbero mortali. Difetti come carenza di asfalto, carenze ai giunti, carenze di segnaletica, sono fatali con quel tipo di imprudenze stradali e si sommano a spericolate guide». La ?via di fuga? in caso di eruzione del Vesuvio, è la «268», il raddoppio di corsia completato solo in parte. È gratis, ma è pericolosa. Il manto stradale e pessimo, l’ illuminazione è inesistente. C’ è una inchiesta della magistratura, anche sollecitata dai sindaci che minacciano, dopo ogni tragedia, di chiudere la strada. Passa il dolore, passano le lacrime e torna il silenzio sulla pericolosità della strada. Così come a Benevento, dove a «Zingara Morta» nel 2000 si registrò un incidente con sette morti. Ma non è stata la sola tragedia. Realizzata negli anni ’70 dalla Cassa per il Mezzogiorno, tre corsie (due in direzione Campobasso a causa della forte salita e una in direzione Benevento), quindici chilometri ripidi e pieni di curve. Specialmente l’ ultimo tratto, cinque chilometri che collegano Fragneto con Benevento sono durissimi. Agosto del 2000: sette morti, fra cui due bambini, a causa del ribaltamento di un Tir che travolse le auto in transito nell’ opposta carreggiata. Sull’ Ofantina bis da Parolise a Lioni, il rosario del dolore. Ma anche della malburocrazia, nel ginepraio dlele competenze sul tratto stradale nato anche questo con la ricostruzione post-siama: dallo Stato alla Regione e poi alla Provincia. Asse mediano, Domitiana e Circunvallazione esterna: tre assi viari diventati oramai teatro quasi quotidiano di tragedie, la cui competenza è da dividere tra Comuni e la provincia di Napoli. Le strade sono sicuramente tra le più pericolose della zona a nord di Napoli. Non c’ è fine settimana, dove purtroppo non si verificano tragici incidenti, spesso mortali. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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