L`Antitrust stanga le Poste
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fonte:
- La Stampa
IL CODACONS: SANZIONE INADEGUATA “Monopolizzano la consegna di bollette ed estratti conto“
ROMA Nella consegna della posta “elettronica ibrida“ (bollette, estratti conto di banche e simili) la società Poste Italiane ha fatto la parte del leone, un po` perché glielo consentiva la legge e un po` perché ci ha aggiunto del suo. Il risultato è che si è creata una lucrosa nicchia di monopolio, tenendo a debita distanza tutta la concorrenza. Questo è almeno quello che pensa l`Antitrust, che dopo doverosa istruttoria ha comminato all`azienda guidata da Massimo Sarmi una multa da 1,6 milioni di euro. L`azienda farà ricorso al Tar, perché sostiene di aver agito nel rigoroso rispetto della legge. La madre di tutto questo impiccio è – in effetti – un controverso decreto emanato nel `99 dall`allora ministro delle Comunicazioni Antonio Maccanico, nel quale si definivano i requisiti che un`azienda doveva avere per poter accedere alla distribuzione della “posta ibrida“. Tra questi c`era il fatto – assai discriminante – che dovesse recapitare almeno 50 milioni di pezzi l`anno. E chi, se non Poste Italiane, poteva avere tali caratteristiche? “È vero – spiegano i tecnici all`Antitrust – che la legge medesima forniva una condizione di vantaggio a Poste Italiane, e che quindi l`azienda non ha tutte le colpe. Ma il compito dell`Autorità di garanzia è quello di evidenziare comunque la violazione di un criterio di libera concorrenza“. In definitiva Poste Italiane – secondo il rilievo mosso dall`Autorità presieduta da Antonio Catricalà – si è trovata in una condizione “oggettiva“ di scarsa concorrenza. Dunque sarebbe – per dirla in termini quaresimali – in peccato ma senza colpa? No. Non è questa la sua condizione. Infatti – secondo l`Authority – l`azienda postale si sarebbe creata una sua nicchia di ulteriore vantaggio. “L`istruttoria – recita infatti una nota dell`Antitrust – che era stata avviata il 23 febbraio 2005, ha verificato diversi comportamenti abusivi attuati da Poste Italiane, direttamente o tramite la controllata Postel, finalizzati ad escludere la concorrenza nel mercato liberalizzato della posta elettronica ibrida“. L`Authority ne ha identificati almeno quattro: 1) “Poste Italiane ha applicato condizioni di accesso alla rete di recapito ingiustificate e discriminatorie, ulteriori rispetto a quelle previste dal Decreto Ministeriale del 18 febbraio 1999“. 2) “Ha mantenuto per una parte rilevante del mercato, e in particolare per alcuni importanti clienti, una tariffa di recapito inferiore alla normale tariffa di posta elettronica ibrida“. 3) “Ha conferito ingenti vantaggi economici, informativi e finanziari alla controllata Postel“. 4) “Ha adottato un piano di alleanze con imprese concorrenti attuali e potenziali con espresse clausole di esclusiva, al fine di legarle a sé ed evitare il loro ingresso diretto nel mercato“. Da tutto questo l`opportunità di sanzionare questa condotta e di comminare la multa sopraddetta, che è tuttavia la metà di quella prevista all`inizio. Tant`è che l`associazione dei consumatori Codacons considera “ridicola“ l`entità della multa se posta in relazione al grande business che la posta ibrida è per l`azienda. E ora che cosa farà Poste Italiane? “Intanto – ha detto Sarmi – non abbiamo ancora ricevuto alcuna notifica dall`Antitrust e comunque, poiché riteniamo di essere in questa vicenda le prime vittime di una disposizione di legge, stiamo valutando la possibilità di ricorrere al Tar“. Va solo aggiunto che il decreto del `99 è stato modificato il 17 febbraio scorso: per accedere al mercato della posta ibrida non servono più 50 milioni di recapiti, ma ne basta uno. La pietra dello scandalo è stata rimossa.
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