4 Luglio 2000

«L?Antitrust? Le imprese pensano che mangi i bambini»

MILANO – La privatizzazione di un servizio pubblico non accompagnata da un?apertura del mercato può comportare, in termini di concorrenza, più danni che vantaggi. Per esempio in un caso come quello delle telecomunicazioni italiane, in cui l?uscita di scena dello Stato imprenditore ha preceduto la liberalizzazione del settore, «può nascere un monopolista privato peggiore, nei fatti, di quello pubblico. Dico nei fatti giacché, per quanto riguarda la concorrenza, la dicotomia pubblico-privato è del tutto ininfluente». E? prudente Giuseppe Tesauro, presidente dell?Autorità Antitrust. Non si sbilancia. E, richiesto di maggiori chiarimenti, si guarda bene dal dire che la Telecom di Roberto Colaninno possa essere peggiore, dal punto di vista della mancanza di concorrenza, di quella dei vecchi boiardi di Stato. Ma in un dibattito di fronte agli studenti di giurisprudenza dell?Università milanese di Bicocca, sottoposto al fuoco di fila delle critiche all?operato dell?Antitrust avanzate da una pattuglia di professori universitari e di avvocati, difende con puntiglio temperato da bonomia napoletana il lavoro dell?organismo di controllo da lui guidato. L?Autorità garante del mercato, ha ricordato, è alle prese con l?esigenza di garantire il massimo di concorrenza con poche risorse in un Paese in cui «lo Stato è presente anche nelle riunioni di condominio e ha fatto l?imprenditore senza averne la mentalità, mischiando la logica di impresa con gli ammortizzatori sociali». «Da parte loro le aziende – ha sottolineato – sono disabituate alla competizione e spesso non vogliono capire che quelle che regolano la concorrenza sono leggi e vanno rispettate: hanno paura dell?Antitrust, pensano che mangi i bambini e non collaborano, non producono i documenti richiesti». Infine l?Autorità si deve muovere tenendo conto degli altri organismi di controllo, dalla Banca d?Italia alla Consob, e dell?effetto che le sue decisioni possono avere sui mercati finanziari. Piergaetano Marchetti, uno dei più famosi notai milanesi, consulente di grandi gruppi industriali e finanziari, ha per esempio ricordato l?apertura dell?indagine antitrust su Banca Intesa e Comit «un giorno prima della chiusura dell?opa» della prima sulla seconda. E ha anche commentato l?annuncio simultaneo, nel marzo ?99, dell?opa di San Paolo-Imi su Banca di Roma e di Unicredito su Comit: «E? stata un?operazione dubbia sotto il profilo concorrenziale – ha detto Marchetti – risolta poi dalla Banca d?Italia con un provvedimento a sua volta anticoncorrenziale come la mancata autorizzazione delle opa non amichevoli».
«C?è un problema legislativo che va risolto – ha risposto Tesauro – c?è un problema di sintonia di tempi di intervento tra noi e Consob soprattutto per quanto riguarda l?intreccio tra concentrazioni e opa. Cerchiamo di risolvere i problemi attraverso il dialogo, con Bankitalia in particolare c?è un dialogo aperto, ci siamo divisi i compiti, noi ci occupiamo dei servizi finanziari non tradizionali, loro di quelli bancari tradizionali. E i conflitti spesso li saniamo di fronte a un caffè o a un piatto di spaghetti. In questo la cucina mediterranea è di grande aiuto».

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