19 Aprile 2009

L’Antitrust boccia le carte prepagate “Costi troppo alti per i clienti”

 ROMA – Piacciono, ma costano troppo; quindi, per il bene della concorrenza, bisogna inventarsi un’alternativa. Quale? Quella che passa attraverso l’oggetto pi amato dagli italiani: il telefonino. Si parla di carte prepagate: lo strumento comincia a farsi strada nella testa e nel portafoglio dei consumatori, in genere piuttosto restii ad abbandonare il contante. Da qualche anno a questa parte per, un po’ per la comodit dello strumento, un po’ per la maggiore necessit di controllare le spese, il pagamento elettronico con "prepagata" sta prendendo velocemente piede (i tassi medi di crescita sono di oltre il 70 per cento l’anno). Banche e poste si sono lanciate sul business e l’offerta oggi alta e varia: fra "ricaricabili" e "usa e getta" alla fine del 2007 c’erano in giro quasi sei milioni di tesserine. Ma c’ un problema, avverte l’Antitrust dopo aver concluso una indagine conoscitiva in materia: il costo del servizio ancora troppo alto. La sola commissione di ricarica, per esempio, pu costare anche 5 euro e alla fine dell’anno il consumatore – fra commissioni varie – pu spenderne fino a 117 euro. Considerato il potenziale di sviluppo dello strumento e gli inviti da pi parte fatti sulla necessit di abbandonare il contante (anche a scopo di controllo anti evasione), il Garante della concorrenza ritiene che sia ora di "allargare" il mercato. Come? La strada, afferma, gi pronta: basta far s che anche gli operatori telefonici, con i loro 80 milioni di carte gi vendute all’anno, possano offrire tale servizio. Tanto pi che dal 2007, grazie alla riforma Bersani, le prepagate telefoniche hanno dovuto eliminare i costi di ricarica e garantire la piena rimborsabilit del credito. Le "tesserine" ora usate solo per il cellulare – suggerisce l’Antitrust – potrebbero coprire altre piccole spese: dal supermercato, al biglietto del treno, all’abbonamento autobus. Anche la strada normativa per arrivare all’obiettivo gi avvita: dal primo novembre di quest’anno dovrebbe entrare in vigore la cosiddetta "Psd" (payment service directive) direttiva che consentirebbe l’ingresso di nuovi operatori nel sistema dei pagamenti. L’idea di allargare alla telefonia il mercato delle prepagate piace molto alle associazioni di consumatori: Adusbef e Federconsumatori ritengono che con un intervento del genere il costo della ricarica medio potrebbe scendere fino ad 1 euro, se non a 50 centesimi.  Pure per Codacons la battaglia giusta, ma allo stesso tempo, precisa, bisogna anche eliminare le commissioni sui prelievi. Probabilmente la soluzione indicata dall’Antiturst piacer un po’ meno a banche e Poste (che da sola, con la Postpay lanciata nel 2003, detiene il 60% del mercato), ma va detto che il settore – grazie soprattutto allo sviluppo di Internet – destinato a crescite vertiginose. L’Italia, infatti, se messa al confronto con gli Usa e gli altri paesi europei, resta un "mercato giovane" (la prima prepagata stata emessa nel 2001 dalla Popolare di Lodi) che deve fare ancora molta strada. Una maggiore concorrenza nel settore – con conseguente riduzione dei costi – secondo il Garante potrebbe aiutare l’Italia a "recuperare il gap con gli altri paesi nella diffusione della moneta elettronica". "A fronte di una media dell’area euro di circa 55 operazioni procapite effettuate con carte di pagamento e di 154 effettuate negli Stati Uniti, in Italia – si legge nel rapporto – si registrano solo 21 operazioni". Tagliare i costi aiuterebbe il processo.

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