5 Giugno 2002

L`antitrust bacchetta il Parlamento sui “generici“

L`antitrust bacchetta il Parlamento sui “generici“
L`Autorità chiede il ripristino della norma che tagliava il prolungamento del brevetto e consentiva l`ingresso dei generici sul mercato. La Camera aveva edulcorato il taglio spostando gli effetti della norma al 2009.







ROMA – L`Antitrust chiede al Parlamento di rialzare il disco verde al più rapido ingresso sul mercato dei medicinali generici. Le pillole economiche che, scaduti i brevetti, vengono vendute con i nomi impronunciabili delle sostanze che le compongono, con il vantaggio non indifferente di costare circa la metà degli identici farmaci “griffati“.

La norma della quale l`Autorità garante della concorrenza ha chiesto il ripristino è quella contenuta nella versione originaria del decreto “salva-deficit“ in discussione al Senato, che tagliava gradualmente il cosiddetto certificato brevettuale complementare, che in Italia prolunga il monopolio delle aziende detentrici del brevetto di 18 anni, impedendo così l`ingresso sul mercato dei generici.

Una disposizione poi edulcorata dalla Camera con un emendamento che ha annullato qualsiasi effetto finanziario per i prossimi quattro anni , facendo slittare dal 2005 al 2009 l`anno di entrata “a regime“ della norma “taglia-brevetti“ e del relativo risparmio di un miliardo e 800 milioni di euro. Una somma sufficiente a coprire il disavanzo della spesa farmaceutica, che è proprio in questi mesi la causa primaria delle stangate regionali a colpi di aumenti d`imposta e di ticket.

Il testo approvato dalla Camera, rileva l`Antitrust, “determina invece significative distorsioni della concorrenza e ricadute negative dal punto di vista dei possibili risparmi di finanza pubblica“, in quanto “ostacola lo sviluppo del mercato dei generici e comporta il mantenimento di prezzi più elevati“.

Per i farmaci con brevetto scaduto la finanziaria dello scorso anno ha infatti introdotto sui medicinali fuori brevetto il metodo del cosiddetto “prezzo di rimborso“, in base al quale tra farmaci uguali con brevetto scaduto lo Stato rimborsa fino al livello del prezzo più basso del generico sul mercato, lasciando al cittadino l`onere di coprire la differenza in caso di acquisto dei più costosi medicinali “griffati“. Un sistema che ha fino ad oggi provocato autoriduzioni dei prezzi in media del 50%.

Considerazioni che hanno spinto l`Antitrust a concludere il parere con l`invito al ripristino della versione originaria del decreto, “al fine di evitare l`introduzione di misure che ostacolino lo sviluppo concorrenziale del settore farmaceutico e il conseguimento di maggiori risparmi per la spesa pubblica“.

Invito che nei giorni scorsi era stato rivolto al Parlamento anche dalla Conferenza dei Presidenti delle regioni e che, sulla scia del pronunciamento dell`Autority, viene oggi rinnovato anche da “Altroconsumo“ e dal Codacons, che parla di “ennesimo regalo ai farmacisti e alle aziende farmaceutiche“, oltre che “di immenso danno per i consumatori“ e che si appella al Presidente Ciampi “affinché intervenga nell`interesse dei cittadini“. Appelli che cadono proprio alla vigilia del voto nelle commissioni Bilancio e Finanze del Senato sul decreto “salva-deficit“.

In attesa del verdetto Parlamentare accoglie con soddisfazione il parere dell`Antitrust Assogenerici, che sottolinea come la dilatazione abnorme del mercato protetto in Italia ha garantito situazioni di monopolio che hanno spinto numerose imprese a privilegiare gli investimenti in marketing anziché in ricerca.

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