25 Maggio 2021

Lanterna Azzurra, processo alla disco-trappola “Un po’ di diligenza e sarebbero ancora vivi”

 

C’è chi si è detto pronto a patteggiare e chi a scegliere il giudizio abbreviato. Il procedimento bis per la strage della Lanterna Azzurra a Corinaldo ha già le prime richieste di riti alternativi, almeno otto per ora, quelli che garantiscono uno sconto di pena in caso di condanna, anche se ancora non formalmente depositate. Sono state avanzate ieri, durante l’udienza preliminare dei 19 indagati (uno è la società Magic che gestiva il locale) dove rientra anche il sindaco di Corinaldo Matteo Principi, quella che dovrà accertare la responsabilità sulla sicurezza della discoteca e il rilascio dei permessi che hanno portato la struttura a restare aperta nonostante le carenze strutturali. Una udienza che per problemi di spazio (l’aula più grande era occupata per una direttissima con dentro solo dieci persone) ha visto far attendere le parti civili al piano terra per farle entrare poi solo a piccoli gruppi nell’aula preposta.

A voler evitare il processo ordinario, in caso di rinvio a giudizio, sono i proprietari dell’immobile e i gestori. In tre vorrebbero patteggiare, due sono i membri della società Magic che gestivano la discoteca (si tratterebbe di un patteggiamento a due anni per uno e a tre anni e otto mesi per l’altro), Carlantonio Capone e Francesco Bartozzi, quest’ultimo era amministratore unico della Magic, e il terzo è il buttafuori Alessandro Righetti che quella sera era l’addetto alla sicurezza dell’uscita numero 3, quella dove hanno poi ceduto le balaustre. Cinque invece quelli che vorrebbero procedere con il giudizio abbreviato: il dj Marco Cecchini, organizzatore dell’evento pubblicizzato come il concerto di Sfera Ebbasta, e i proprietari dell’immobile Alberto, Letizia e Marco Micci insieme a Mara Paialunga. Per confermare le richieste avranno tempo fino alla prossima udienza fissata per il 30 settembre (ore 10), quando potranno essere presentate anche le eccezioni alle costituzioni di parte civile presentate sempre ieri davanti al gup Francesca De Palma.

A chiedere di costituirsi parte civile per i danni ricevuti sono stati una quarantina tra i parenti delle vittime, il Codacons e i feriti della discoteca di Corinaldo dove, nella maledetta notte tra il 7 e l’8 dicembre del 2018, morirono cinque minorenni e una mamma di 39 anni. Rimasero schiacciati e soffocati dalla calca di una folle in fuga, dopo il cedimento di due balaustre dalla rampa dell’uscita numero 3. A scatenare il fuggi fuggi generale fu lo spruzzo dello spray al peperoncino ad opera di una banda di ragazzi della bassa Modenese (già condannata in primo grado a luglio dello scorso anno). La commissione di vigilanza, presieduta dal sindaco di Corinaldo Matteo Principi, più i due tecnici-consulenti (uno per la Magic e l’altro per i proprietari), andrebbero a processo con il rito ordinario in caso di rinvio a giudizio.

L’impianto accusatorio, emerso già quasi un anno fa con la chiusura delle indagini preliminari delegate al Nucleo Investigativo dei carabinieri di Ancona, è rimasto sempre lo stesso. Contestati, a vario titolo, i reati di cooperazione in omicidio colposo plurimo, le lesioni e il disastro colposo oltre al falso ideologico in atto pubblico e l’apertura abusiva di un luogo pubblico. La richiesta di rinvio a giudizio per tutti i 19 è stata firmata a dicembre dello scorso anno dal procuratore capo Monica Garulli e dai pm titolari dell’indagine Paolo Gubinelli e Valentina Bavai. “Un locale totalmente inidoneo – aveva scritto la Procura nella richiesta di rinvio a giudizio – sia dal punto di vista strutturale, che da quello giuridico, all’uso cui era destinato”.

“Sarebbe bastato un minimo di diligenza e quei ragazzi oggi sarebbero stati con le loro famiglie”. Così al termine della prima udienza preliminare, l’avvocato Irene Ciani, legale della famiglia di una delle vittime, la 15enne Benedetta Vitali, di Fano, ha ricordato la serie di irregolarità strutturali e nei dispositivi di sicurezza rilevate dai periti nel locale strapieno ben oltre il consentito

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