7 Gennaio 2021

L’anno del Codacons

 

di Filippo Ceccarelli Buon anno dunque con il calendario sexy-patriottico del Codacons. E però, senza pregiudizi né pruderie sia concesso di notare l’esile filo che collega gli italiani che resistono al virus alle 12 donne nude con la mascherina tricolore; che ancora meno si capisce cosa c’entrino con la difesa dei consumatori. A volerla tirare molto indietro nel tempo, l’idea di iniziare l’anno con il richiamo alla nudità femminile sa di rito ancestrale e propiziatorio, vedi il culto della Magna Mater come emblema della fertilità e la relativa esibizione di seni, sederi e altro come strumento per scacciare gli spiriti maligni – che peraltro resterebbe ancora oggi un utile obiettivo. Ma in tutta onestà: è davvero a questo che puntava, fresco reduce di una zuffa a più stadi con Calenda e i Ferragnez, il sempiterno presidentone del Codacons Carlo Rienzi con l’almanacco dal titolo Italiaenza? Donde il dubbio che egli l’abbia pensato, prodotto, e presentato con l’inconfessabile ma riuscitissimo scopo di far notizia e conquistarsi una controversa attenzione secondo il metodo dello specchietto per le giulive allodole – fra le quali è comunque compreso il tenutario di questa rubrichetta.

Puntuali come orologi svizzeri sono giunte le proteste, di ogni ordine e grado ideologico e culturale, ancora una volta però a cingere di alloro mediatico le tempie dell’avvocato Rienzi, che talmente bene conosce l’arte della visibilità da aver dato forma alle sue legittime e spesso sacrosante iniziative denudandosi lui stesso diverse volte – la penultima nel 2004, davanti a Montecitorio, fu anche accompagnato nel più vicino Commissariato di Ps.

Di buone intenzioni e inevitabili fraintendimenti è lastricata la traiettoria di questo personaggio un po’ rompiscatole e un po’ castigamatti, supremo attaccabrighe e vendicatore di soprusi tra Zorro, Don Chisciotte, Pannella, Cossiga, Grillo e il Gabibbo, ma a tutti loro preesistente nell’immaginario italiano come maschera di sconfinata fede nella giustizia penale in un vortice di denunce, esposti, diffide, ricorsi, dal Tar del Lazio fino al Tribunale delle Anime presso il Sacro Concistoro della Santa Sede nel caso a di una bestemmia sfuggita in qualche programma tv. Perché oltre ai grandi poteri economici è anche nell’intrattenimento minuto che si distingue l’assiduo Codacons nei suoi No: l’esclusione di Corona dalla Fattoria, la Bacchelli a Califano, la vendita del calciatore Kakà, il caro salsicce al festival dell’Unità, il picchetto d’onore per il ritorno dei marò, le zecche sui voli Ryan Air, il vino di Vespa alla buvette della Camera. A volte la fantasia non basta e allora bisogna inventarsela. L’Italienza sexy è un paradosso fuggevole, una risorsa eccedente, una virtù arbitraria a doppio taglio.

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