Lampedusa: polemica sui soccorsi
-
fonte:
- Giornale di Brescia
Lampedusa: polemica sui soccorsi
ROMA – Continuano le attività di ricerca dei dispersi in mare al largo di Lampedusa dove, nella giornata di giovedì, 12 immigrati clandestini hanno perso la vita tra le onde, mentre solo 11 sono stati salvati e oltre 50 sono i dispersi. La nave alla deriva era stata avvistata giovedì sera, nei pressi di Lampedusa, da un peschereccio che ha subito lanciato l?allarme alle autorità competenti. Sul luogo del disastro vi era anche la motovedetta della Marina Militare, Cassiopea, sul cui comportamento si aprono ora le polemiche. A quanto si apprende, quest?ultima avrebbe rifiutato di trainare la nave dei clandestini, perchè già rimorchiata dal peschereccio, e di mandare un medico a bordo in aiuto di una persona vittima di un malore. Ma soprattutto, come affermato dal nostromo del peschereccio che per primo ha soccorso i clandestini, la Cassiopea avrebbe messo in mare una lancia quando la maggior parte degli sfortunati era già stata inghiottita dalle onde, salvandone solo due. Un fatto che, se confermato, risulterebbe gravissimo. E potrebbe configurare il reato di omissione di soccorso. Per questi motivi il Codacons ha inviato ieri alla Procura della Repubblica di Agrigento – che nel frattempo ha aperto un?inchiesta – un esposto nel quale chiede al responsabile dell?indagine di accertare la tenuta del comandante della Cassiopea. In particolare l?associazione chiede se quest?ultimo abbia rispettato tutte le norme relative al salvataggio in mare e se in qualche modo si sia reso colpevole dell?omissione di soccorso. Nel frattempo sulle attività di presidio delle coste da parte della Marina italiana interviene anche il presidente del Fourm delle comunità straniere in Italia, Loretta Caponi, che sostiene di «non condividere il tentativo di ridurre la necessaria riflessione sul dramma di Lampedusa alla difficoltà della Marina italiana di coniugare gli obblighi umanitari con l?impegno di impedire gli sbarchi illegali. Il grave bilancio di circa 300 affogati, dallo speronamento della Kater a lla tragedia di questi giorni impone di interrogarsi sulle ragioni che inducono tante persone a rischiare di morire in mare per una vita da clandestini in Italia». Per Caponi «è necessario interrogarsi su quanto una politica dell?immigrazione che costantemente coniughi rigore e sanatorie incentivi gli sbarchi clandestini. È necessario riflettere su quanto il miraggio dei vantaggi della clandestinità e del lavoro nero in Italia abbia concretamente determinato il costante incremento delle morti in mare». Dopo l?ennesimo naufragio al largo di Lampedusa, il più tragico, interviene anche il sindaco dell?isola Salvatore Martello che invita il governo ad escogitare una strategia politica per interrompere il flusso di clandestini, perchè «con le armi e le navi non si risolve nulla» . Secondo il sindaco «se una vedetta intercetta una barca di extracomunitari quelli della barca aprono la sentina e se ne vanno a fondo. Non puoi non salvarli. Scatta il codice di navigazione: se non soccorri diventa omissione di soccorso. Poi, una volta sulla barca italiana, sono in territorio italiano e non possono più venire respinti a mare». La soluzione migliore, continua Martello, è dunque quella politica: «Bisogna mettere attorno a un tavolo tutti i Paesi del Mediterraneo e dire come stanno le cose. La Tunisia ci mandava ogni settimana cento, duecento, trecento extracomunitari e non c?era modo di fermarli. Poi il G overno ha fatto un accordo e il flusso è drasticamente diminuito». Diverso il parere del sottosegretario agli Interni Antonio D?Alì che sostiene che «se la nuova legge sull?immigrazione fosse già in vigore, avremmo potuto limitare la tragedia, forse evitarla». Immediata la replica delle opposizioni per bocca di Livia Turco: «Sono indignata delle parole e del modo con cui il Governo italiano tramite il sottosegretario D?Alì ha affrontato la tragedia di Lampedusa. Anzichè chiarire all?opinione pubblica che cosa è accaduto, si sono impegnati in un vero e proprio sciacallaggio, attribuendo la responsabilità all?attuale legge e arrivando a sostenere che una tragedia simile non sarebbe accaduta se fosse già in vigore la riforma Bossi-Fini».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- VARIE
