4 Ottobre 2013

Lampedusa, ecatombe in mare

Lampedusa, ecatombe in mare

LAMPEDUSA – «Quando siamo arrivati in prossimità dell’ isola abbiamo deciso di accendere un fuoco, incendiando una coperta, per farci notare. Ma il ponte era sporco di benzina: in pochi attimi il barcone è stato avvolto dalle fiamme: la gente urlava e si lanciava in mare. E’ stata una scena terribile…». Samuel , uno dei 155 superstiti scampati al naufragio avvenuto davanti alle coste di Lampedusa, balbetta poche parole. Quando sbarca sulla banchina del porto, dopo essere stato tratto in salvo da un peschereccio, è bagnato fradicio ed ancora sotto choc. Lo avvolgono subito con una coperta termica ma lui continua a tremare, non si capisce se per il freddo o per la paura. E’ un giovane di poco di vent’ anni, partito alcuni mesi fa dall’ Eritrea con lo speranza di raggiungere l’ Europa e un futuro migliore. Ma a poche centinaia di metri dalla costa il sogno si è trasformato in un incubo: «Ho visto morire centinaia di compagni di viaggio che erano con me», dice ai mediatori culturali che lo assistono e cercano di dargli coraggio mentre ricostruisce quegli attimi terribili. «Per sfuggire al rogo che noi stessi avevano appiccato – spiega – alcuni si sono lanciati subito in mare mentre altri si sono accalcati in massa dall’ altra parte del ponte. La barca ha cominciato a oscillare fino a capovolgersi completamente. Io, che mi ero lanciato in acqua perchè so nuotare, ho visto gli altri miei compagni affogare, mentre il barcone, ormai completamente avvolto dalle fiamme, scompariva lentamente tra le onde». Una sorte terribile che potrebbe aver accomunato forse più di trecento persone. E mentre ancora una volta i lampedusani danno al mondo lezioni d’ umanità e solidarietà, s’ alza il velo su un’ accusa pesante, tutta da provare: tre pescherecci avrebbero visto il barcone in difficoltà al largo di Lampedusa, tirando però dritti senza prestare soccorso. Dunque la strage ha altri colpevoli, oltre agli scafisti? Il ministro dell’ Interno Angelino Alfano nega: «se non sono intervenuti, è perchè non l’ hanno visto». Sono i supersiti a puntare l’ indice. «Siamo partiti – raccontano – due giorni fa dal porto libico di Misurata. Su quel barcone eravamo in 500. Non riuscivamo nemmeno a muoverci. Durante la traversata tre pescherecci ci hanno visto ma non ci hanno soccorso». Una versione che sembra essere avallata dal sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, la quale fornisce anche una ragione per il comportamento dei marinai. «I pescherecci – spiega – se ne sono andati via perchè il nostro Paese ha processato pescatori e armatori che hanno salvato vite umane per il reato di favoreggiamento all’ immigrazione clandestina. Il Governo deve subito cambiare queste norme disumane». Peraltro, sono stati proprio i pescatori dell’ isola a dare l’ allarme e giungere in soccorso. «Stavamo tornando – racconta Francesco Colapinto – da una battuta di pesca. Con il binocolo abbiamo visto le fiamme salire da un barcone e ci siamo diretti lì. Abbiamo tirato su 18 persone vive e 2 morti. Poi abbiamo visto arrivare le motovedette». Il Codacons, da parte sua, chiede alla procura di Agrigento di intervenire. Se si avrà la conferma che alcuni pescherecci non hanno soccorso il barcone, dice il presidente Carlo Rienzi , «si tratterebbe di una gravissima omissione con pesanti ripercussioni sul piano penale. Rifiutare il soccorso in mare, infatti, in tale circostanza equivale a contribuire ad una vera e propria strage».

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