24 Settembre 2019

L’amianto provoca ancora 6mila morti all’anno: milioni di tonnellate da smaltire

 

Nel territorio italiano sono ancora presenti milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, una fibra che continua a mietere migliaia di vittime. E’ quanto emerso dal convegno nazionale “Amianto: gestione del sistema e tutela della salute” che si è svolto ieri a Roma al Cnr e in cui è emerso chiaramente come la “fibra killer” stia continuando ad uccidere. A ricordarlo è stato Alessandro Miani, presidente della Società italiana di Medicina ambientale (Sima), secondo cui sono ancora circa 6mila i decessi che si verificano ogni anno a causa dell’asbesto (o amianto), “mentre nel mondo – ha ricordato il medico – secondo l’Oms, sono 125 milioni le persone esposte a rischio amianto e l’impatto dei soli costi diretti (ritiro dal lavoro, cure e morte) nei 28 Paesi dell’Ue (GB inclusa) è pari allo 0.7 per cento del Pil dell’Unione europea (410miliardi/anno)”.

Miani ha aggiunto: “In Italia sono 96 mila i siti contaminati da amianto censiti e presenti nel database del ministero dell’Ambiente. Per affrontare il problema in modo strutturale è necessaria un’azione coordinata che integri tra loro tutti gli enti statali e le amministrazioni territoriali a vario titolo coinvolte, al fine di integrare le azioni sugli aspetti sanitari, previdenziali e ambientali”. Per il presidente di Codacons con delega agli Affari istituzionali, Gianluca Di Ascenzo, “il pericolo amianto continua a essere un rischio per la nostra salute nella vita quotidiana. Nonostante sia stato messo al bando da 27 anni, secondo i dati del Codacons, sono ancora circa 2.400 le scuole italiane a rischio, mettendo in pericolo 350 mila alunni e 50 mila docenti”.

Anche Vincenzo Giovine, vice presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, ha spiegato: “L’amianto nel nostro Paese costituisce ancora oggi un problema irrisolto nonostante la normativa italiana in tema di amianto sia tra le più avanzate in Europa e a distanza di quasi trent’anni dall’emanazione della legge 27 marzo 1992, numero 257, che stabilisce la cessazione dell’impiego di questa fibra (divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione, produzione di amianto e di prodotti che lo contengono). Nel territorio italiano sono ancora presenti milioni di tonnellate di materiali contenenti tale sostanza. Il Consiglio nazionale dei geologi, insieme alla Società italiana di medicina ambientale, intende trattare il tema amianto sotto tutti gli aspetti, partendo dalla natura di questo materiale di stretta competenza geologica per arrivare alle implicazioni sanitarie dovute ai tragici effetti causati dalle sue fibre. Scienziati ed esperti della materia si sono confrontati sui rischi provocati dall’esposizione a questa fibra killer, per definire un quadro della situazione in Italia e identificare eventuali azioni che possano contribuire alla risoluzione definitiva del problema”, ha concluso Vincenzo Giovine.

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