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23 Settembre 2019

L’ALLARME CLIMA RISUONA ALL’ONU MA L’ITALIA MOSTRA COME SIA DIFFICILE VINCERE LA SFIDA

La città di New York punta al traguardo delle emissioni zero entro il 2050. Obiettivo ambizioso: ma è lo stesso che il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, propone ai circa 60 leader mondiali convocati oggi proprio a New York per il Climate Action Summit, «in linea con la riduzione delle emissioni di gas serra del 45% nel prossimo decennio». Il Summit, collocato alla vigilia dell’ Assemblea generale dell’ Onu, vedrà sul palco papaveri come la tedesca Angela Merkel (pronta a investire 54 miliardi sul green ) e l’ inglese Boris Johnson, ma anche esponenti del mondo delle aziende. Oltre alla sedicenne Greta Thunberg che, nell’ agosto del 2018, protestava sola davanti al Parlamento svedese, oggi è il simbolo di un movimento che venerdì torna a scioperare per il clima, anche in Italia. E resta conferma vivente di come tanti fissino ostinati il dito (Greta) per negare la Luna (i guai del pianeta). A New York ci saranno Paesi come l’ India – che a marzo contava 7 delle 10 città più inquinate al mondo -, ma non Usa e Giappone, secondo e sesto Paese per produzione di CO2 secondo dati Ue del 2018. Trump ha contestato l’ accordo di Parigi, che stabilisce di contenere il riscaldamento globale «ben al di sotto dei 2°», sforzandosi di fermarsi a 1,5°. Il leader Usa, anzi, revocherà i poteri concessi alla California per fissare autonomamente vincoli più severi per le emissioni delle auto. Intanto, secondo alcuni studi, il riscaldamento della pianeta raggiungerà i 3° entro fine secolo. Oggi, per Climate Action Tracker, solo Marocco e Gambia hanno impegni compatibili con gli obiettivi di Parigi. L’ Italia? È da rivedere. Sempre per Climate Action Tracker, tutta la Ue è giudicata “insufficiente”. Ma il premier Giuseppe Conte oggi parlerà a New York – nel viaggio lo accompagneranno il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e quello dell’ Ambiente Sergio Costa – e dirà che l’ Italia ha raggiunto i target di riduzione delle emissioni fissati in ambito Ue. Poi si farà forte della proposta di investimenti senza precedenti in Italia per promuovere la decarbonizzazione e le energie rinnovabili. «C’ è la determinazione a investire, anche con meccanismi incentivanti per le aziende che dimostreranno di orientare il Paese verso un atteggiamento di maggior rispetto delle biodiversità, dei cambiamenti climatici e dell’ economia circolare», spiega Conte. Del resto, il passaggio a un’ economia a zero emissioni, secondo Bruxelles, dovrebbe garantire il 2% in più di Pil al blocco economico entro il 2050. Interviene anche Di Maio: «Non è il clima ad essere “impazzito”, siamo noi che abbiamo costruito un modello di sviluppo economico che è diventato il carnefice del nostro pianeta». Ma gli impegni costano e Di Maio è contrario a nuove tasse per favorire la svolta ecologica. Mentre Greenpeace Italia chiede al governo di «intervenire sull’ azzeramento delle emissioni di CO2 entro il 2040, di fissare un piano energetico basato al cento per cento su fonti rinnovabili ed efficienza energetica, di imporre uno stop dal 2028 alla vendita di auto con motore a combustione interna e abolire i sussidi agli allevamenti intensivi». C’ è un problema di costi. L’ inquinamento dell’ aria in Italia, secondo l’ Agenzia Europea per l’ Ambiente, ha un “prezzo” annuale di 1350 euro a testa: lo ricordano i Verdi. Ma poi ci sono i costi umani: la Ue – che in marzo ci ha deferito alla Corte di giustizia per il superamento dei limiti di biossido di azoto – l’ Italia è tra i Paesi con più morti causa smog in rapporto alla popolazione: oltre 60 mila solo nel 2015. Si pensa subito alla Pianura Padana. Dove studi americani hanno stimato una media di 1,5 anni di vita “persi” a causa dello smog. Ma, per esempio, su 31 punti monitorati in Campania da Goletta Verde questa estate, oltre la metà sono al di là dei limiti di legge. E i dati ministeriali denunciano, nella Taranto dell’ Ilva, un eccesso del 9% rispetto alla media regionale dei nati con malformazioni. E se l’ Onu ricorda che il quinquennio 2015-2019 sarà, nel mondo, il più caldo di sempre, Legambiente già nel 2018 sollecitava «un piano di adattamento al clima e una normativa contro il consumo di suolo». Ci sono, ovvio, anche buone notizie: nel primo trimestre 2019, in Italia le fonti rinnovabili non programmabili hanno raggiunto il 15,2% della produzione di elettricità. Quasi un record. C’ è pure il decreto legge sull’ emergenza clima. Per ora in attesa, però, causa assenza di copertura finanziaria. Prevederebbe, tra l’ altro, un bonus fino a 2mila euro per chi rottama una vecchia auto (Euro 4 o classi precedenti); una politica d’ incentivo degli scuolabus a ridotte emissioni; un maxi-sconto sui saponi o alimentari sfusi, privi di confezione di plastica; una piattaforma per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento dell’ aria. Ma anche il taglio dei sussidi ambientalmente dannosi, come quello che garantisce sul gasolio accise inferiori rispetto alla benzina. In un Paese in cui l’ 86% dei prodotti viaggia su gomma. Il Codacons grida: «Vedrete i gilet gialli italiani!». Giallo o verde? È tempo di scelte.

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