E l’albero non arrivò a Natale
di ROBERTO PAZZI Spelacchio è morto. Arrivato dalla Val di Fiemme (Trentino), in piazza Venezia e illuminato da 3 mila metri di luci l’ 8 dicembre 2017, l’ albero di Natale del Comune di Roma ha subito acceso le polemiche, l’ ironia dei romani e quella dei social. Poco frondoso, tutt’ altro che in salute, è stato chiamato appunto “Spelacchio”, in contrapposizione al florido albero di piazza San Pietro, nominato “Rigoglio”. L’ abete rosso costato quasi 50 mila euro, contro i 15 mila euro spesi per l’ albero nel 2016, ha subito attratto gli sfottò. Anche politici. C’ è chi ha visto in Spelacchio, povero e triste, «il vero emblema della giunta M5S guidata dalla Raggi» (Marco Palumbo, consigliere capitolino Pd, dixit). Virginia Raggi su Facebook si è difesa definendo l’ albero «addobbato con semplicità e raffinatezza». Dopo aver preso le difese di Spelacchio, inondato da sberleffi e da forte eco mediatico con tanto di troupe televisive internazionali, il Capidoglio lo ha dichiarato morto, annunciando «di voler fare chiarezza». In genere un gli alberi senza radici, resistono infatti nel loro splendore per almeno un mese e mezzo. Il Codacons ha depositato un “esposto alla Corte dei Conti in cui si chiede di indagare l’ amministrazione comunale per danni erariali”.
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