14 Marzo 2020

“Lago di Vico, la sentenza d’assoluzione non è stata annullata”, gli ex sindaci avvisano il Codacons

di Silvana Cortignani Viterbo – “Lago di Vico, la sentenza d’assoluzione non è stata annullata”, replicano gli ex sindaci al Codacons. Promette battaglia il processo bis per disastro colposo agli ex sindaci di Ronciglione e Caprarola.

Sono Massimo Sangiorgi e Alessandro Cuzzoli, assolti dalla pesante accusa con formula piena in primo grado dal collegio del tribunale di Viterbo ex articolo 129, ovvero senza bisogno che l’istruttoria avesse inizio, anche se poi il processo è proseguito con tutti i testimoni per le altre imputazioni, da cui sono stati anche assolti, con sentenza in giudicato.

Assolti “perché il fatto non sussiste” in quanto, secondo i magistrati, che hanno dato ragione alla difesa, dalla relazione del professor Gallina non sarebbe emersa alcuna prova a sostegno dell’accusa di disastro colposo. Si tratta del perito della procura, sentito in sede di incidente probatorio, secondo il quale il lago non sarebbe stato né eutrofizzato, né inquinato.

Contro la sentenza hanno fatto appello sia il pm Franco Pacifici, sia le parti civili, tra cui il Codacons, che ha accolto con soddisfazione la decisione della corte d’appello di Roma di celebrare invece il processo, sentendo in un giorno solo tutti i testimoni, fissando a tale scopo un’udienza straordinaria il prossimo 6 giugno.

In un comunicato, il Codacons parla di “sentenza annullata”: “Lago di Vico, il processo sull’inquinamento riparte da zero” . Ma sul punto dissentono i difensori degli imputati, gli avvocati Luca Chiodi e Antonello Stella.

“Non risponde al vero – replicano Stella e Chiodi – che la sentenza resa dal tribunale di Viterbo sarebbe stata annullata per l’illegittima applicazione dell’art. 129 c.p.p., potere che non rientra al vaglio della corte d’appello ma semmai a quella di cassazione. L’affermazione del Codacons non ha alcun fondamento processuale“.

“E’ vero piuttosto che la corte d’appello di Roma in applicazione dell’art. 603, comma 3 bis c.p.p. è stata obbligata alla rinnovazione della istruttoria vertendo l’appello del pubblico ministero sulla diversa valutazione della prova dichiarativa. In sostanza la corte d’appello è tenuta per legge a risentire il perito. Un atto necessitato che non comporta alcuna valutazione riguardo alla illegittimità o meno della sentenza di assoluzione resa dal tribunale di Viterbo. Non risponde al vero che il tribunale di Viterbo non avrebbe voluto fare il processo come sostiene il Codacons. La sentenza ai sensi dell’art. 129 c.p.p. si applica quando l’innocenza degli imputati è evidente“, sottolineano i legali di Cuzzoli e Sangiorgi.

“Giova ribadire anche che vi è un altra sentenza assolutoria per uno dei tre capi di imputazione divenuta irrevocabile e tutt’ora agli atti del procedimento di appello. Pertanto i sindaci rimangono al momento innocenti da qualsiasi imputazione mossa ed immuni da qualsiasi tentativo di discredito riservato esclusivamente ad una sede giurisdizionale”.

Sangiorgi e Cuzzoli sono stati indagati, rinviati a giudizio e assolti in primo grado dalle accuse di disastro colposo, omissione di atti d’ufficio e distribuzione al consumo umano di acque contaminate. Secondo la procura, tra il 2007 e il 2011, non avrebbero adottato tutti i provvedimenti utili a scongiurare il peggio.

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