16 Gennaio 2020

Lady Canegrati perde il sorriso e incassa 12 anni di reclusione

MONZA di Stefania Totaro A quattro anni dagli arresti, la giustizia presenta un conto salato a Lady Sorriso per l’ inchiesta Smile sulla corruzione dei services odontoiatrici negli ospedali pubblici. Maria Paola Canegrati ieri ha incassato una condanna a 12 anni di reclusione, ancora più alta dei 10 anni e 7 mesi che per lei erano stati chiesti dalla pm della Procura di Monza Manuela Massenz. Nonostante sia stata assolta per quattro episodi minori. La zarina delle dentiere, che ha assistito a tutte le udienze del processo al Tribunale di Monza, ha ascoltato impassibile la sentenza, ancora seduta in fondo, in disparte. Con l’ imprenditrice monzese, imputata a vario titolo con altre 4 persone di associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’ asta, i giudici sono andati giù pesanti: interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione per 5 anni dal contrattare con la pubblica amministrazione, sequestro conservativo dei 300mila euro che aveva offerto come risarcimento dei danni quando invano aveva tentato di patteggiare la pena di 4 anni e 10 mesi e pagamento delle spese di quando era detenuta in carcere. Al termine della lettura non ha espresso alcun commento e si è allontanata con il suo avvocato. Nella stessa sentenza il Tribunale di Monza ha condannato a 4 anni di reclusione ciascuno gli allora presidente del consiglio di amministrazione di Elledent Giuseppe Nachiero e dirigente di odontoiatria al Policlinico di Milano Giorgio Alessandrì, per cui la pm aveva chiesto la pena di 6 anni. Una pena di 16 mesi con la sospensione condizionale e la non menzione della condanna sul certificato penale, solo per omessa segnalazione, è infine andata all’ allora supervisore del servizio di odontoiatria dell’ ex Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate Stefano Garatti. Anche per lui la Procura aveva chiesto 6 anni. «Io in testa ho avuto sempre e solo i miei pazienti – ha commentato Stefano Garatti – e mi dispiaccio che ora, a causa di questa vicenda, il lavoro sui disabili sia a terra». Assolto infine il commercialista del Gruppo Giancarlo Marchetti, accusato di associazione per delinquere. «Ho trascorso 4 anni di inferno», ha dichiarato. I giudici hanno riconosciuto soltanto Regione Lombardia come parte civile che avrà diritto ad un risarcimento dei danni, ma senza provvisionale esecutiva, che invece era stata chiesta nella somma di 2 milioni di euro. Niente è stato invece riconosciuto a Ordine provinciale dei medici e chirurghi odontoiatri di Milano, Codacons e all’ associazione nazionale Articolo 32 che si occupa di tutela dai danni alla salute dei cittadini, che a loro volta si erano costituiti parti civili. Secondo la Procura monzese, il Sistema Canegrati era «un complesso e ampio disegno corruttivo, attuato con l’ appoggio del politico di turno e finalizzato a favorire le società dell’ imprenditrice, che non aveva idee politiche, ma cercava sempre e solo di salire sul carro del vincitore». Con la Canegrati venne arrestato nel 2016 l’ allora presidente della commissione sanità di Regione Lombardia Fabio Rizzi, uscito di scena con un patteggiamento a 2 anni e mezzo. Corruzioni «di piccola e media portata ma diffuse a tutti i livelli» per scelta della Canegrati, ha sostenuto la pm Manuela Massenz, «come si usa in questi tempi di gestione leggera dei rapporti con la pubblica amministrazione». Lady Sorriso è stata accusata di avere messo in piedi grazie alla corruzione un sistema di service odontoiatrici negli ospedali attraverso gare di appalto truccate per fornire servizi scadenti, con la complicità di dirigenti e funzionari pubblici che allungavano i tempi di attesa per indurre i pazienti a pagarsi le cure e raddoppiando le prestazioni in regime di rimborso da parte del servizio sanitario. Accuse che l’ imputata ha sempre negato. Anche se, dopo una lunga serie di interrogatori con la pm «per chiarire la sua posizione» dopo l’ arresto, al momento di prendere la parola in aula ha rinunciato per un «problema emotivo», come hanno detto davanti ai giudici i suoi difensori. «Maria Paola Canegrati è una donna intelligente, empatica, con 30 anni di lavoro alle spalle che lei sottolinea dicendo in brianzolo nelle intercettazioni di avere fatto 30 anni di marciapè, possiede il massimo della conoscenza nel settore, non si può arrivare dove è arrivata lei grazie al solo strumento della corruzione. Invece è trattata come l’ ultima bandita, accusata di associazione per delinquere e le è imposto tuttora l’ obbligo di dimora come fosse una delinquente matricolata. Un’ esperienza umana che sto vivendo e soffrendo insieme a lei ormai da anni», aveva detto nell’ arringa difensiva l’ avvocato Michele Saponara. Del presunto Sistema Canegrati aveva invece parlato in aula l’ altro difensore dell’ imputata, l’ avvocato Vinicio Nardo. «La Canegrati viene descritta come un’ imprenditrice spregiudicata, fautrice di un sistema improntato alla corruzione di politici e amministratori. Uno scenario da romanzo con la paladina della giustizia Giovanna Ceribelli (la commercialista che ha fatto partire l’ inchiesta, ndr) a fare da supereroe. Una ricostruzione che ha condizionato gli stessi fatti e causato un fenomeno di isteria collettiva nelle gare d’ appalto». Ora i legali attendono le motivazioni della sentenza per ricorrere in appello. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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