18 Giugno 2011

Lactalis, tutti chiedono garanzie

Lactalis, tutti chiedono garanzie
 

Anche se non con i numeri messi in campo da Lactalis per Parmalat, il mondo della cooperazione pensa di rispondere al colosso del latte, che sta per nascere. Lo rivela il direttore di Legacoop Agroalimentare Nord Italia, Cristian Maretti: «Per quanto ci riguarda», dice, «rafforzeremo al massimo tutte le sinergie tra le nostre cooperative, si può pensare a fusioni, acquisizioni per stare sul mercato italiano e estero. C’ è spazio, specie nel Nord Europa, per prodotti di qualità come quelli italiani». Sulla questione Parmalat, il problema è duplice. «Da un punto di vista agricolo ci sarà da capire la provenienza dalla materia prima, dove avverrà l’ acquisto del latte per Parmalat. Da quello industriale la presenza di una multinazionale come Lactalis farà sentire gli effetti in termini concorrenziali». Che il gruppo di Collecchio passi in mani francesi non è più una novità, visto anche l’ imprimatur all’ acquisizione di Lactalis arrivato in settimana dall’ Antitrust europea. Il nulla osta della Commissione Ue, giunto martedì scorso, poggia su un assunto: «l’ operazione», dice Bruxelles, «non ostacolerà in grave misura l’ effettiva concorrenza in Italia e in altri stati dello Spazio economico europeo». Dunque, l’ unico ostacolo ora potrebbe arrivare dal ricorso presentato dal Codacons al Tar Lazio, ma l’ acquisto sembra affare fatto e potrebbe avvenire con soldi italiani visto che Intesa San Paolo, che oggi detiene il 2,4% del gruppo di Collecchio, parteciperà all’ Opa lanciata dai francesi. «E’ verosimile che aderiremo all’ Opa di Lactalis», ha detto l’ ad Corrado Passera. Sull’ operazione francese positivo il commento di Tiziana Bocchi segretario nazionale Uila-Uil. «Lactalis ha riconfermato di voler far diventare Parmalat il principale operatore globale nel mercato del latte confezionato, valorizzando i marchi locali e le specificità espresse dai territori. Un progetto che offre le necessarie garanzie per il rafforzamento dei livelli occupazionali». Di tutt’ altro parere, anche rispetto all’ Ue, ha Antonio Piva, di Confagricoltura Cremona. «Il rischio, quando si ragiona in regime di monopolio, è cadere in tentazione e fare azioni di trust; sono troppi i prodotti freschi controllati da una sola struttura». Asciutto il giudizio di Maurizio Gardini, Fedagri-Confcooperative: «Fin dall’ inizio abbiamo sostenuto che marchio e produzione debbano rimanere Italia». Così come è laconica la posizione di Giampiero Calzolari, presidente di Granarolo: «Abbiamo messo via il dossier e adesso ci occupiamo d’ altro. Ci eravamo orientati su un’ ipotesi diversa, ma su Parmalat è mancato il sistema. Adesso è inutile lamentarsi se i francesi comprano quando gli italiani non si fanno avanti». A chiedere garanzie è Pino Cornacchia di Cia. «L’ operazione non si può bloccare, che almeno sia garantito che Lactalis valorizzi il latte italiano, le nostre stalle, la nostra qualità. Certo è che va fatta una riflessione su tutto il sistema. Non è la prima volta, che marchi agroalimentari italiani passano in mani straniere». Stesse garanzie chieste da Giorgio Apostoli di Coldiretti. «Noi difendiamo gli interessi degli allevatori italiani, qualunque sia la proprietà la nostra richiesta è che si valorizzi il territorio. C’ è da dire, che con Parmalat avevamo un rapporto spesso difficile. In Sicilia il prezzo, che ci veniva pagato è sempre stato bassissimo. Era molto dura contrattare e Parmalat comprava molto latte dall’ estero. Quello che ci preoccupa è che si sia il solito rischio di prezzi bassi anche con Lactalis».
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this