Lacrime argentine, come asciugarle
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fonte:
- Corriere della Sera
Lacrime argentine, come asciugarle
Poche le chance di rivalersi. Ma se le banche hanno esagerato…
Imprudenza, leggerezza. E magari indicazioni scorrette del consulente finanziario di turno. Nel triste tango dei bond argentini la serie dei passi falsi sarà ben difficile da rimettere in ordine. Tra i duecentomila risparmiatori traditi ce ne sono tanti che possono prendersela solo con se stessi. Ma di fronte ad alcune storie di pensionati a basso reddito che hanno comprato allo sportello e tenuto oltre ogni limite di buon senso questi titoli sorge un dubbio: davvero la banca non è in qualche modo colpevole? In primo piano adesso c`è la task force organizzata dagli istituti di credito. Le banche stanno lavorando per mettere insieme le cifre reali del disastro (10 miliardi di euro è solo una stima) e per arrivare agguerrite alla trattativa con il governo argentino che, prima o poi, dovrà fare una qualche proposta concreta sul futuro dei prestiti in questione. Ma nell`agenda dei piccoli investitori – alleati delle banche sul fronte internazionale dove si tenterà di ottenere il massimo – rimane comunque aperta la delicata questione domestica di una eventuale divisione di responsabilità.
Una volta avviata la pratica del risarcimento internazionale, dunque, il tango argentino potrebbe volteggiare anche in qualche tribunale italiano. «In questo momento è prioritaria l`organizzazione della rappresentanza nelle sedi legali dell`azione che dovrà mettere intorno al tavolo creditori e debitori», dice Antonio Ruda, consulente economico della Federconsumatori, una delle organizzazioni (le altre sono Codacons, Adoc, Adusbef) che hanno messo in piedi un Comitato per la difesa dei piccoli risparmiatori travolti dal fallimento argentino. «Contemporaneamente, però, vorremmo analizzare tutte le vicende degli investitori che vengono da noi. E` probabile che in molti casi si imponga una verifica sulla correttezza del comportamento di chi ha venduto i bond». E poi? «Se davvero nascono dubbi fondati, divideremo le storie in diverse tipologie. Per fare poi diversi esposti alla Consob sulle vicende più significative». L?autorità di vigilanza sul mercato però ha solo poteri sanzionatori nei riguardi degli intermediari che non si comportano bene. Dunque gli investitori convinti di aver subìto un danno devono poi imboccare l`ardua strada della giustizia civile per puntare a un risarcimento economico.
Ma di che cosa potrebbero essere incolpate le banche? «Il Testo Unico della Finanza parla chiaro – dice ancora Ruda -. Chi vende al risparmiatore titoli o fondi deve rispettare una sorta di rito che parte dalla definizione del profilo di rischio e finisce con l`indicazione del tipo di investimento più adatto a quella persona». Quindi se le obbligazioni argentine, titoli ad alto rischio, sono state consigliate o vendute a risparmiatori con caratteristiche del tutto diverse, ci possono essere le pezze d`appoggio per chiedere i danni.
Sul fronte delle gestioni in titoli, invece, l`uso di bond ad alto rendimento deve essere esplicitamente autorizzato dall`investitore. Così come la banca ha il dovere di chiedere al risparmiatore l`autorizzazione a infilare nel suo portafoglio titoli che possono generare conflitti di interesse. Un esempio? L`istituto di credito fa parte del consorzio di collocamento di alcuni bond argentini. Ovviamente per la banca è interessante vendere questi titoli, ma non è affatto detto che l`operazione sia altrettanto vantaggiosa per i suoi clienti privati.
«Di fronte a scorrettezze su argomenti di questo genere si può fare causa per violazione contrattuale», dice Remo Danovi, avvocato esperto di cause finanziarie. «E, volendo, anche per violazione extra contrattuale. Perché il rapporto tra consulente finanziario e cliente richiede una particolare attenzione e diligenza che vanno al di là delle regole scritte». Nel primo caso ci sono dieci anni di tempo per intentare la causa. L`illecito che chiama in causa una negligenza fuori dal contratto, invece, si prescrive dopo cinque anni. Un passo del genere, comunque, richiede attenta riflessione: è ovvio infatti che sarebbero cause difficili e complicate. In ogni caso, ricorda Danovi, in Italia ciascuno deve agire per sé, da solo o insieme ad altri investitori. Chi non compare fra gli attori di un processo non può, per estensione, beneficiare delle eventuali vittorie altrui. Perché la class action , più volte proposta anche nel nostro ordinamento, non è mai stata approvata.
Come funziona? E` una sorta di processo-simbolo ed è molto usato in America: il suo verdetto vale per i promotori ma anche per tutte le persone coinvolte nella vicenda.
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