La vita ai tempi del caro-benzina
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fonte:
- Il Giornale
Nessuno spegne più il motore ai passaggi a livello. Tutti fermi, con l`auto accesa: così si consuma meno benzina. Che è sempre più cara e allora un po` di smog in più è meglio di qualche euro in meno in tasca. Vale anche per i fari accesi anche di giorno: obbligatori nelle strade extraurbane, ma non in città. Fino a qualche giorno fa, nessuno ci pensava, arrivava da fuori e non li spegneva. Oggi sì: a luci spente l`auto consuma il 2 per cento in meno. Cioè si risparmia. Dettaglio anche questo, come tutti. Per esempio i bagagli: viaggiare senza troppi pesi può valere qualche chilometro in più, come sgonfiare un po` le ruote o tenere i finestrini chiusi.
Al tempo del caro benzina più forte degli ultimi dieci anni, i dettagli presi tutti insieme fanno un fenomeno: la vita cambia davvero, si modificano le abitudini, gli usi e i costumi. Uno ci pensa più di prima, ora parcheggia l`auto e se la dimentica più facilmente: nel 2005 i consumi di benzina in Italia sono calati dell`8, 2 per cento. Significa che i mezzi di trasporto privato hanno circolato di meno perché costava di più usarli. E il gasolio che doveva esplodere perché meno costoso della «senza piombo» è cresciuto solo dell`1,2 per cento.
La verità è che ci s`ingegna per risparmiare. Quello che non hanno potuto le domeniche senz`auto e le campagne anti-smog può la benzina sempre più costosa. L`Italia ha paura di spendere soldi inutili, come la Francia, dove il consumo di carburante è diminuito del 6 per cento e dove le consuetudini si sono modificate allo stesso modo.
Qualche settimana fa, il quotidiano parigino Le Figaro ha pubblicato una ricerca Ac Nielsen che racconta un Paese terrorizzato dall`idea di pagare sempre di più per usare l`automobile: la maggioranza dei francesi oggi non viaggia mai oltre i 130 chilometri all`ora in autostrada, aumentano i passeggeri dei mezzi pubblici, ci si unisce per andare al lavoro con una sola automobile in più persone. In Italia è lo stesso: autobus, tram e metropolitane nell`anno 2005 hanno imbarcato l`un per cento delle persone in più. Sono tantissime. L`esempio di Milano vale per tutti: sette milioni di passeggeri in più: 597 milioni 480mila e 708. Ovvero l`1,2 per cento in più, leggermente sopra la media nazionale nella quale si ritrovano anche città come Bari e Napoli, da sempre capitali del traffico congestionato e del parcheggio selvaggio. Certo le variabili sono tante: il traffico e la difficoltà di trovare parcheggio, tra le altre. Però il peso del caro carburante si vede facendo il raffronto con l`anno precedente. Nel 2004 i mezzi pubblici milanesi avevano trasportato meno persone (590 milioni e 539mila) rispetto al 2003. Nel frattempo Milano non ha aumentato il suo numero di abitanti e non ha modificato la sua conformazione. Semplicemente gli indecisi, quelli dell`eterno dilemma prendo-l`auto-oppure-no, hanno preferito risparmiare sulla benzina, tanto più che il parcheggio era comunque difficile da trovare.
Anche l`atteggiamento in autostrada è cambiato grazie all`aumento costante del prezzo del carburante: come in Francia anche in Italia la velocità media si è abbassata. Ecco, invece di spingere sull`acceleratore in perfetto stile anni Ottanta e Novanta, in tutto il 2005 le infrazioni per eccesso di velocità sono diminuite del 37,4 per cento rispetto al 2004: sarà stato anche merito dei punti e delle sanzioni più aspre, però quelle c`erano anche nel 2004, quando però il prezzo dei carburanti non era ancora esploso, perché il costo al barile del greggio era stabile e molto sotto i settanta dollari.
Si va più piano. E non si fa il pieno. Secondo un sondaggio del Codacons solo il 20 per cento degli automobilisti italiani riempie fino all`orlo il serbatoio della propria auto. La metà del popolo dei motorizzati arriva al distributore e chiede un rifornimento di una somma compresa tra i dieci e i venti euro. Dicono sia una questione psicologica: non vedere sgonfiarsi il portafoglio è meglio che vedere la lancetta del livello di carburante stare sempre su. Psicologia o no resta un cambiamento delle abitudini, un adattamento alle circostanze. Lo stesso che qualcuno pensa di esaurire col vecchio trucco del «succhio della benzina». Il caro carburante ha portato anche a questo, a un tipo di reato di cui s`era persa traccia. Invece ora i carabinieri segnalano più di un caso di furto di benzina: è successo a Torino, è successo anche a Milano, dove una organizzazione criminale faceva proprio questo mestiere. Rubava il carburante dalle pompe per rivenderlo alla metà del prezzo: gli acquirenti c`erano. Erano tutti quelli ai quali prima si potevano piazzare le auto rubate. Prima. Oggi non le cerca nessuno: 7.500 in meno, un calo del 3,5 per cento. Non conviene più: per portarle in un luogo sicuro bisogna fare benzina. Ci si rimette.
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