25 Marzo 2007

La verità di Prodi su famiglia e guerra

(SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)

Di lì comincerà il suo racconto con una domanda a se stesso e a chi ne contesta l`operato nel caso Mastrogiacomo: quale sarebbe la natura delle critiche se Daniele non fosse tornato vivo? Che cosa avrebbero pensato e detto la maggior parte degli italiani, di sinistra e di destra? Io conosco le opinioni degli americani, degli inglesi, dei tedeschi. Se un loro concittadino viene rapito e ucciso da bande di terroristi e di tagliagole, ne soffrono quanto noi; salvare quella vita è un obiettivo essenziale ma non prioritario. L`obiettivo prioritario è di non trattare con i terroristi, non mettere in gioco principi non negoziabili. I governi che li rappresentano sono condizionati da queste convinzioni popolari e si comportano di conseguenza. Le nostre priorità sono diverse. In cima alla lista c`è la vita d`una persona che va difesa fino in fondo. Non è un segno di viltà ma di rispetto per la vita.
Questo è sempre accaduto, questo è sempre stato l`obiettivo di tutte le forze politiche e sociali. In tutti i casi che si sono verificati il sentimento popolare si è sempre espresso coralmente e unanimemente. In particolare nella guerra contro il terrorismo: nessuno, nel caso delle due Simone, dei “bodyguard“, della Giuliana Sgrena, di Mastrogiacomo. Si trattasse di militari o di professionisti o di giornalisti o di turisti. Nessuno ha mai detto che non bisognava trattare. Infatti si è sempre trattato. Magari negando che si trattasse. Calipari ci ha rimesso la vita, non tanto perché abbia tentato di riportare la Sgrena a casa, ma perché il compito che il governo gli aveva affidato fu nascosto agli alleati americani. Se il negoziato fosse stato effettuato alla luce del sole, la Sgrena non sarebbe tornata a casa ma Calipari sarebbe ancora vivo. Nel caso Mastrogiacomo il governo Prodi non ha fatto nulla di nascosto, non mentì agli alleati ma ne chiese la collaborazione (e l`ottenne) perché il negoziato andasse a buon fine. Naturalmente gli americani hanno ora stretto i freni ci ammoniscono affinché il caso non si ripeta mai più. Con una non lieve differenza: a Bagdad il Comando Usa guidava tutte le forze armate della coalizione e le regole che imponeva erano vincolanti per tutti. Chi non voleva rispettarle doveva farlo di nascosto. In Afganistan le regole di ingaggio sono fissate dalla Nato e in alcuni casi lasciano notevole autonomia ai comandanti dei vari settori. Non esistono regole di ingaggio per il contingente italiano: si tratta infatti di reparti Nato sotto la supervisione dell`Onu. Non risulta che tali regole prevedano comportamenti obbligatori per i singoli reparti. Forse dopo il caso Mastrogiacomo se ne parlerà e ciascuno dirà la sua. Ma allo stato dei fatti questa è la situazione. Il chiarimento D`Alema-Rice è avvenuto su questo punto, la cui verità ha determinato il recupero di un buon rapporto diplomatico e politico. Il Dipartimento di Stato ha suggerito (parola testuale della Rice e dei suoi principali collaboratori) che in futuro non si ripetano casi del genere. D`Alema ne ha preso atto ribadendo di essere ben felice che la vita di un nostro concittadino fosse stata salvata.
L`interlocutore afgano è stato Karzai il quale ha dichiarato che, richiesto da Prodi di adempiere nei limiti del possibile alle richieste dei rapitori, ha ritenuto di dover aiutare gli amici italiani ed ha accettato lo scambio dei prigionieri. L`operazione insomma ha avuto successo. Qualcuno in Italia può ora piangere lacrime di coccodrillo? E cosa avrebbero detto gli esponenti dell`opposizione in caso di insuccesso? Così Prodi.

LETTERA APERTA A EUGENIO SCALFARI SUL CASO MASTROGIACOMO

Gentilissimo Direttore,

il suo editoriale di domenica scorsa sul caso Mastrogiacomo non a caso si conclude con le parole: “Così Prodi“.

Ma noi cittadini un po? seccati per quanto è successo, e associazione che ha presentato anche esposti quando si pagarono riscatti per la liberazione della Sgrena, della Torretta o di altri italiani rapiti, dalle pagine del suo giornale desidera conoscere la sua opinione e non quella di Prodi.

Ecco perchè le alleghiamo alcuni commenti (reperibili con facilità su internet) che ricordano le posizioni del suo prestigioso giornale al tempo del sequestro Moro.

Durante il rapimento Moro, il giornale di Scalfari, come la maggior parte dei quotidiani nazionali più importanti quali il Corriere della sera, La Stampa, Il Messaggero, sceglie la linea della fermezza anche se segue con occhio critico la linea trattativista seguita dal Psi di Craxi. E` veramente un periodo particolare questo per la stampa italiana; vi è una netta spaccatura fra le testate che si vogliono battere per lo ``scendere a patti`` con i brigatisti per la liberazione dello statista e quelli che invece si allineano con la fermezza del governo Andreotti.

Fra un anno esatto, il 16 marzo 2008, ricorreranno trent?anni dal sequestro del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro a Roma ad opera delle Brigate Rosse, con relativa drammatica detenzione che, prevalendo il rifiuto netto di ogni trattativa, durò poi 55 giorni fino all?assassinio dello statista. [?]

Forse, invece, Aldo Moro, una tragedia italiana ne rinfocolerà tante, di polemiche. Negli stessi autori si possono riscontrare due scuole di pensiero. «Giorgio è fratello di Giuliano Ferrara, che si schierò con Craxi per la trattativa» ricorda il co-autore Corrado Augias «mentre io al tempo condivisi la ragione della fermezza portata avanti da Eugenio Scalfari direttore di ``Repubblica``. Tutta l?Italia era riconoscibile in due partiti, con argomenti entrambi validi.
L?intransigenza si poneva l?obiettivo di non cedere al ricatto dei rapimenti dei terroristi, e a costo dell?enorme sacrificio della vita di Moro le Br furono sconfitte. Ma il prezzo fu altissimo. Va detto».

(ANSA) - ROMA, 29 MAR - Piero Fassino confessa un
ripensamento sulla linea della fermezza scelta all`epoca del
rapimento di Aldo Moro. ``La vicenda Moro - dice intervenendo a
`La storia siamo noi` - ci ha fatto considerare che non c`é
ragione politica, non c`é ragione di Stato che impedisca la
necessità di salvare una vita umana``. Perciò ``ex post forse
bisognava trattare, perché la vita di Moro era altrettanto
importante di quella di Mastrogiacomo``. (ANSA).

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