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20 Novembre 2019

La Trenta si decide a mollare la casa Poi fa la martire: «Forse do fastidio»

scaricata dal m5s, l’ ex ministro annuncia che lascerà l’ alloggio in centro a roma, richiesto dal marito subito dopo la caduta del governo. l’ assegnazione arrivò in appena un mese. la procura militare indaga
fabio amendolara«Mio marito, pur essendo tutto regolare, e sentendosi in imbarazzo, per salvaguardare la famiglia ha presentato istanza di rinuncia». Elisabetta Trenta, ex ministra della Difesa, si autoassolve già ma saranno la Procura militare, quella ordinaria e quella contabile a stabilire se tutte le procedure sono state seguite con rigore e trasparenza. Lei, per lasciare l’ appartamento, aveva tempo fino al 5 dicembre (ossia, come previsto dal regolamento, tre mesi dopo l’ insediamento del nuovo governo). Ma la richiesta per quell’ alloggio di prima fascia fatta dal marito Claudio Passarelli, maggiore dell’ esercito con incarico di addetto alla segreteria del vicedirettore nazionale degli armamenti, residente nel suo paese d’ origine in Molise nonostante vivesse a Roma nell’ appartamento della Trenta al quartiere Pigneto, stando agli esposti presentati dal sindacato militare e dal Codacons, ha diversi punti da chiarire. A partire dalla richiesta lampo: solo 48 ore. Mentre l’ ex ministra lasciava il dicastero, suo marito veniva trasferito dal Quinto reparto Affari generali, l’ ufficio che, coincidenza, si occupa dell’ assegnazione degli alloggi, alla Direzione nazionale armamenti e, contestualmente, chiedeva l’ assegnazione dell’ alloggio in quanto attendente di un comandante di campo (incarico di prima fascia), il generale Nicolò Falsaperna, che proprio Trenta aveva fatto nominare un anno prima, esattamente il 14 settembre 2018, segretario generale della Difesa e direttore nazionale armamenti. Appena ottenuto l’ incarico (che già ricopriva da capitano prima di essere spostato da sua moglie per ragioni di opportunità) ha avanzato la richiesta per l’ appartamento.La pratica, come ha ricostruito Fiorenza Sarzanini sul Corriere di ieri, è andata a buon fine circa un mese dopo, con l’ attribuzione definitiva. Ed è su questa procedura che la Procura militare ha aperto un fascicolo, al momento senza indagati né ipotesi di reato. A Piazzale Clodio, invece, i pm su casi di questo tipo lavorano già da qualche tempo. È partito tutto con una denuncia dello Stato maggiore dell’ Esercito e si ipotizza che ci siano militari rimasti negli appartamenti di servizio senza avere i requisiti. «La gestione degli alloggi militari», afferma il procuratore generale militare presso la Corte di Cassazione Maurizio Block, «mi risulta, è da sempre improntata al massimo rigore. Nel caso specifico non voglio certo, con le mie dichiarazioni, sovrappormi agli accertamenti che la Procura miliare sta svolgendo, credo però che ci siano due piani: uno è il piano penale ed eventualmente amministrativo, l’ altro è il piano dell’ eventuale opportunità del trasferimento dell’ alloggio dal ministro al marito».Ovviamente i Trenta non se ne andranno subito. «Lasceremo l’ appartamento nel tempo che ci sarà dato per fare un trasloco e mettere a posto la mia vita da un’ altra parte», ha detto la grillina in varie interviste radiofoniche. Aggiungendo anche: «Sono una cittadina come gli altri, chiedo e pretendo rispetto». Una cittadina comune che per poco meno di 200 metri quadri in pieno centro a Roma, quattro camere, due bagni, salone, cucina con terrazzo, posto auto, cantina e salone di rappresentanza, pagava solo 540 euro di canone, nonostante la dignitosa casetta di proprietà al Pigneto. «La casa non era adatta a svolgere incontri riservati», sostiene la pentastellata. Incontri riservati che sono continuati nella più tranquilla via dell’ Amba Aradam, come da lei ammesso, anche dopo aver lasciato l’ incarico. Ora rilancia la teoria del complotto: «Forse da ministro ho dato fastidio a qualcuno, non lo so, non voglio alimentare polemiche, sono una donna di Stato». E ancora: «Prima di condannare bisogna parlarsi e un comandante deve difendere i propri uomini. Si è speculato sulla mia privacy dicendo che avevo fatto una domanda all’ Aise (l’ Agenzia di sicurezza che si occupa di minaccia estera, nda) ma se queste cose sono state messe insieme ci sarà qualche motivo». Ma neppure il capo politico dei 5 Stelle Luigi Di Maio l’ ha difesa. Eppure, ai microfoni di Radio 24, Trenta ha assicurato di essersi confrontata con il capo politico grillino e di averlo convinto delle sue ragioni. Ufficialmente, però, ha preso solo schiaffi (l’ ultimo è quello dell’ ex guardasigilli Clemente Mastella: «Io da ministro rifiutai alloggio e misure di sicurezza»). Al punto che, nonostante le prime dichiarazioni in cui rivendicava in modo forte il diritto a rimanere in quell’ appartamento, si è vista costretta a issare la bandiera bianca. Una scelta che, ora, puzza di strategia politica. Anche perché Trenta non ammette che la scelta di tenersi quell’ alloggio possa essere considerata inopportuna. Sostiene che sia stato un «atto d’ amore» del marito fare un passo indietro. E nelle interviste continua a frignare: «Non ho violato alcuna legge». Oppure, rivolgendosi ai 5 stelle: «Non sono stata trattata bene». Arrivando anche a sostenere che le è «dispiaciuto» che «prima di giudicare» nessuno l’ abbia chiamata «per sapere come stavano le cose». E siccome è in corsa per ricoprire un posto nella segreteria dei 12 facilitatori del Movimento 5 stelle, una sorta di direttorio che dovrà fungere da collegamento tra i palazzi e il territorio, ora sostiene: «La mia faccia è pulita, non smetto di fare politica e di essere del Movimento: uno vale uno. Se decido di prendermi una pausa di riflessione, poi capirò cosa fare». Ma a quanto pare, dopo la storia della casa, soprattutto sui social, quella pausa di riflessione sono in molti a chiedergliela.

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