La tragedia di Terni
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fonte:
- La Sicilia.it
Basta guardarci intorno per rendersi conto di quanto sia spericolata la generazione moderna. Su un campione di 50 ragazzi di età compresa fra i 18 ed i 20 anni 42 compierebbero l`affascinante salto nel vuoto col Bungee jumping per un prezzo modesto e 20 di loro lo farebbero a qualsiasi costo.
Immaturi? Sfrenati? Io li etichetterei (se proprio costretto) estrosi e gioviali. Il futuro è nelle mani di una generazione di folli? Oppure si è montata troppo la vicenda dei due ragazzi di Terni morti durante quello che è stato persino definito il «gioco con la morte», una sorta di «roulette russa»! A questo punto mi sento in dovere di intervenire in difesa del «salto».
Malgrado la mia ignoranza suppongo che questo sia il primo caso di decesso dovuto al nostro «sport estremo», senza dubbio il primo caso in Italia.
Nonostante questo ci saranno stati molti altri casi di infortuni meno gravi, dovuti in parte alla sicurezza: non ancora certificata secondo delle norme specifiche, che tutelino il fruitore del servizio.Tutto ciò è stato sufficiente a spingere il Codacons, a chiedere la chiusura dell`attività. Parallelamente però, giovani e non in numero enormemente maggiore sono «legittimamente» vittime degli infortuni nei circuiti autorizzati per le gare agonistiche e non, automobilistiche e motociclistiche, quanto di più pericoloso possa esistere.
Un`attività sportiva possiede di fondo una certa valenza agonistica per potersi definire tale: il «jumping», non ne possiede nessuna (correggetemi se sbaglio). Non esiste antagonismo, non è perciò uno sport, nasce solamente dal nostro istinto di provare noi stessi e di spingerci oltre i confini della conoscenza sensoriale quotidiana delle emozioni. Sfida l`infingardia e risalta il piacere della novità inconsueta: un trofeo per il nostro orgoglio. Per questo motivo non è necessaria un`abilità particolare, basta assicurarsi ad un elastico e nel giro di pochi minuti è fatta. Tutto sta nella sicurezza del mezzo, solo in quello. Per molti altri sport per sopravvivere c`è bisogno invece della componente umana ed lì che si annida il pericolo, non in un elastico sempre uguale a se stesso, sempre sicuro se controllato e mantenuto integro. Personalmente mi auguro di provare questo sport in prima persona al più presto.
Dario Caruso
V-A Liceo Scientifico G. Verga – Biancavilla
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