17 Luglio 2010

La tivù delle repliche dimostra che in passato era davvero meglio

E’ un universo circolare, tautologico e anche ermafrodito, quello della televisione italiana. Quando arriva l’ estate si replicano le repliche e si assiste automaticamente alla replica delle proteste degli spettatori. I magazzini e le teche Rai e Mediaset sono enormi incubatrici di programmi che sono stati prodotti o acquistati come repliche a venire. L’ estate catodica è da sempre il trionfo del riciclo, del già visto. Quest’ anno c’ è comunque una novità: non si chiamano più repliche, ma rewind, un tocco british dall’ effetto esotico. Troppo banale dire polenta e baccalà, meglio pasticcio di mais e pesce del Baltico. Et voilà, siamo nella cucina d’ altopalato di Escoffier. Implacabile sulla Rai è ritornata ancora una volta «La signora in giallo», che va in onda ininterrottamente dal 1984. Non se ne può più. Ciò non bastasse, ci propinano l’ immancabile «Don Matteo», d’ annata, per chiudere la sera con «Un medico in famiglia». Non che la programmazione Mediaset sia molto migliore: «Carabinieri» e «Distretto di polizia», ovviamente la primissima serie con Giorgio Tirabassi e Ricky Memphis ancora in età puberale. Non parliamo poi dei film: l’ altra sera per la ventesima volta in prima serata hanno riproposto «Nemico pubblico». Qualcuno paventa che prima o poi mandino in replica anche i telegiornali. Il Codacons ha raccolto migliaia di proteste di telespettatori, specie anziani, che lamentano di non avere alternative, e ha chiesto l’ intervento del Presidente della Commissione di Vigilanza, perché, «almeno la Rai, garantisca la continuità del servizio pubblico. Non è possibile, ad esempio, con tutti i giornalisti che lavorano in azienda, che l’ attualità, una volta chiusi Ballarò, Porta a Porta ed Anno Zero, vada in soffitta fino a settembre». Come non detto, tutto come prima. Se ci fosse giustizia, agli utenti dovrebbero essere restituiti almeno tre dodicesimi dell’ abbonamento. Le repliche ormai sono lo specifico della televisione estiva. Non ci rimane che ricavare il veleno nella coda da usare contro i signori del palinsesto. DaDaDa, per esempio, la deliziosa antologia dell’ archivio storico in onda ogni sera, ci ricorda che la televisione del passato era infinitamente migliore di quella di oggi. Tiè.
 

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