4 Maggio 2019

La tassa di soggiorno fa litigare albergatori e host di Airbnb

Scontro a distanza tra Federalberghi e Airbnb sull’ imposta di soggiorno, un ‘tesoretto’ che secondo gli albergatori vale 600 milioni di euro nel 2019, che grava sul turismo e sembra avere come unico scopo quello di chiudere i buchi dei bilanci comunali. Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, attacca la piattaforma di affitti brevi dalla 69esima assemblea che si è aperta a Capri. “Non è tollerabile – afferma Bocca – il far west che si registra nel settore delle locazioni brevi. La legge ha stabilito che i portali devono riscuotere l’ imposta di soggiorno dovuta dai turisti che prenotano e pagano attraverso le piattaforme, ma Airbnb assolve a tale obbligo solo in 18 comuni su 997”. Per di più, rincara la dose Bocca, “queste amministrazioni, allettate dalla prospettiva di nuovi introiti, si sono rese disponibili a sottoscrivere un accordo capestro, accettando un sistema di rendicontazione sostanzialmente forfettario, che non consente un controllo analitico e induce a domandarsi se non si configurino gli estremi di un danno erariale”. Immediata la replica di Airbnb che accusa Federalberghi di avere ‘zero idee’ e così di accusare tutti. “Difendendo d’ ufficio i suoi numerosi associati accusati di peculato, il presidente Bocca si scaglia contro tutto e tutti, riuscendo a mancare di rispetto in un colpo solo sia al legislatore sia agli amministratori delle 23 città che hanno automatizzato l’ imposta di soggiorno tramite Airbnb”, afferma il gruppo. Noi, aggiunge Airbnb, “siamo l’ unica piattaforma digitale ad avere in essere accordi per la riscossione dell’ imposta di soggiorno con quasi tutte le grandi città d’ arte. Con i Comuni siamo riusciti a semplificare la vita a ospiti, host e amministrazione e a garantire il 100% del riversamento dell’ imposta, cosa che evidentemente in Federalberghi è motivo di imbarazzo”. Federalberghi ha diffuso alcuni dati sull’ imposta di soggiorno: sono 1.020 i comuni italiani che la applicano, con un gettito complessivo che nel 2019 si avvia a doppiare la boa dei 600 milioni di euro. L’ imposta viene pagata da 3 turisti su 4, il 75%. La città con il maggior gettito è stata Roma, con un incasso pari a 130 milioni, il 27,7% del totale. L’ incasso delle prime quattro (Roma, Milano, Venezia e Firenze) è superiore a 240 milioni, oltre il 58% del totale nazionale. Il peso delle grandi città si fa sentire anche sulla classifica regionale, guidata dal Lazio con quasi 135 milioni di euro. Seguono il Veneto con 63,7, la Lombardia con 59,5 e la Toscana con 57,4. In queste quattro regioni viene raccolto il 67,1% del gettito complessivo. Secondo Bocca, l’ imposta rappresenta una “tassa sul turismo” il cui unico fine sembra essere quello di tappare i buchi dei bilanci comunali”. Anche il Codacons parla di “mistero sulla destinazione dei proventi: nessuno sa come i Comuni usano i soldi raccolti attraverso la tassa”. Per questo l’ associazione dei consumatori fa un appello al ministro Gian Marco Centinaio affinché pubblichi online l’ utilizzo dei fondi.

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