15 Luglio 2021

La strana guerra tra Fedez e una sigla

C’è un annoso duello tra Fedez, cantante e influencer (per fortuna ancora non si deve dire: singer e influencer) e il Codacons, comitato per la difesa dei consumatori eccetera eccetera. A Fedez sono saltati i nervi perché Codacons lo tampina da un bel pezzo, avendo da ridire sulle raccolte fondi che lui e la moglie, la famosa Chiara Ferragni, organizzano on line, con cospicuo successo.

Essendo troppo ovvia, e comunque sprovvista di alcun rilievo penale, la polemica sull’eventuale vantaggio pubblicitario che i due giovani signori — per altro già molto famosi — ottengono dalle loro iniziative benefiche, il motivo del contendere può essere uno soltanto: o Codacons dimostra che Fedez intasca quattrini della raccolta fondi, e sarebbe un reato grave, oppure ha ragione Fedez a perdere la pazienza. Se si tratta solamente di cavilli normativi, del latinorum burocratico nel quale sguazzano inquirenti e inquisitori non autorizzati (l’Italia pullula di piemme autoconvocati), viene il sospetto che sia Codacons a cercare (e ottenere), tramite Fedez-Ferragni, una visibilità mediatica notevolissima, accumulata in anni e anni di esposti. Di questi, alcuni saranno senza dubbio bene assestati, e meritevoli. Altri molto meno.

Tra i meno, tenderei a mettere la tenace sorveglianza anti-Fedez. È uno di Buccinasco, periferia Milano Sud, nato povero e cresciuto ricco, che ha sempre inteso la popolarità, a modo suo, anche come una responsabilità. Non scivola via, non sta nel suo cantuccio dorato, non gli basta il rap, fa anche politica come la si fa oggi. Perché rompergli le palle, scusate il tono rap? Io sto con Fedez, anche se non ho hashtag da spendere, solo amache.

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