20 Maggio 2010

La stizza del sindaco di Venezia: “Bocciatura ridicola”

A niente è valsa nemmeno la discesa in campo – seppur tardiva – del ministro Umberto Bossi che lunedì, in visita a Venezia al governatore Zaia, aveva ribadito che avrebbe cercato di convincere anche il Presidente Berlusconi a sostenere la candidatura di Venezia 2020.
E invece le voci che giravano da settimane si sono rivelate ben più che dei rumors. Il Coni ha bocciato la candidatura veneziana per coronare Roma come candidata italiana ai giochi olimpici del 2020. Tutto come prestabilito.

Una bocciatura ridicola, è sbottato il sindaco (di centro-sinistra) della città lagunare Giorgio Orsoni, che non accetta il merito e nemmeno il modo in cui è stata fatta. «Dovrebbero essere in imbarazzo gli stessi vertici del Coni» ha commentato lapidario nel corso di una conferenza stampa organizzata subito dopo aver appreso della decisione della giunta dell’organismo sportivo. Decisione di giunta e non di consiglio; decisione tutta romanocentrica, la bollano in laguna, dove il sogno dei cinque cerchi olimpici ormai alleggiava un po’ ovunque.

Ci avevano creduto per primi l’ex governatore Giancarlo Galan e l’ex sindaco Massimo Cacciari e, dopo le elezioni, avevano fatto fronte comune Zaia a Orsoni, sicuri che il progetto ideato dal comitato olimpico Venezia 2020 fosse davvero un progetto vincente, un "sogno concreto". «Sono incazzato e arrabbiatissimo» è stata la reazione a caldo del presidente della Regione Veneto Luca Zaia «questa è la riprova che a Roma quattro amici decidono poi le soluzioni a livello nazionale». E avverte che dal Nord non arriverà neanche un centesino dedicato alle Olimpiadi, se mai il Comitato olimpico internazionale le assegnerà a Roma.

Più diplomatico ma sulla stessa linea il sindaco Orsoni, che si è augurato che per realizzare l’evento non si ricorra a qualche commissario straordinario, con tutto quello che ne potrebbe conseguire. Delusi profondamente anche gli industriali veneti, che assieme a Regione e Comune si erano spesi con tempestività ed erano riusciti a coinvolgere il territorio al di là delle appartenenze politiche. Un territorio che avrebbe salutato i Giochi del 2020 con entusiasmo, mentre la candidatura di Roma è stata già impugnata davanti al Tar dal Codacons. Motivazione: la totale inadeguatezza della capitale ad ospitare i Giochi.

«E a noi hanno contestato la capacità di organizzare eventi internazionali! – ha ribadito Orsoni – una città come Venezia, che riceve più turisti di Roma: come può essere? Di fronte ad una arroganza della politica romana di questo tipo non si poteva fare niente. Siamo stati presi in giro.» E in risposta all’ipotesi ventilata sempre dal ministro Bossi per portare a Venezia almeno i giochi acquatici (nel caso Roma si aggiudichi le Olimpiadi 2020), il primo cittadino veneziano – da sportivo e da velista qual è – ha chiosato con malcelato orgoglio: «Le gare d’acqua ce le facciamo per conto nostro e non abbiamo bisogno di nessuno.»

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