7 Dicembre 2009

LA STELLA cometa natalizia e la vita quotidiana nel nostro Paese

LA STELLA cometa natalizia e la vita quotidiana nel nostro Paese sono due fenomeni contraddistinti da una stessa caratteristica: la coda. Da un saggio del giornalista Marco Managò intitolato "Italiani in fila", veniamo a sapere che spendiamo mediamente 5 anni della nostra esistenza incolonnati a un casello autostradale o dentro un ufficio postale. Insomma, sin da quando viene al mondo, l’Italiano capisce che il suo destino è quello di sprecare un certo numero di ore (e cioè un tempo X che non può essere calcolato preventivamente) a fare delle faticose file (finalmente, quindi, comprendiamo perché la dicitura x-file ci spaventa tanto). Ogni anno, infatti, trascorriamo ben 400 ore in coda da qualche parte: l’unica consolazione è che in sottofondo, almeno, alla Asl o in banca, non c’è Rondò Veneziano come nelle attese telefoniche. Mediamente (avverbio ricorrente e del tutto imprescindibile nei sondaggi) passiamo quasi la metà di questo tempo al volante. Ecco il motivo per cui arrediamo l’abitacolo della nostra utilitaria come fosse il salotto di casa: televisorini, impianti stereo sofisticatissimi, peluche, cuscini, generi di conforto vari, deodoranti ai fiori di loto per favorire il relax.  Tutta questa situazione, per di più, ha anche un costo salato, stimato dal Codacons intorno ai 40 miliardi di euro. Praticamente, una manovra Finanziaria. C’è da dire che l’Italiano ha un concetto della fila molto personale, decisamente creativo e assolutamente irregolare: in testa una persona, dietro due, poi ancora una, dietro un gruppo di sette e così via. Se il Settimo Cavalleggeri ha sterminato gli indiani, noi lo abbiamo fatto con la fila indiana. Inoltre, c’è sempre quello che cerca di passarti avanti con le tecniche più fantasiose e raffinate: dal malore alle doglie simulate, sino alla ben nota e diffusissima tattica detta del "devo solo chiedere un’informazione, ci metto un secondo". Provate, per civiltà, a lasciare un metro di spazio da chi vi precede in fila: come si interrompe la distanza sodomitica da colui che vi precede, percepirete immediatamente alle vostre spalle un disagio tangibile, un malessere diffuso. L’inquietudine di un intero popolo. Vi chiederanno a mezza bocca se siete in coda anche voi e qualcuno, inevitabilmente, dal fondo griderà "Serrate la fila!". Neanche i fanti che marciavano muti verso il Piave venivano spronati con un vigore simile. E quando sarete arrivati allo sportello, magari dopo un’ora o due, ci sarà sicuramente qualcuno che vi chiederà "Ma . c’era lei?". Si, io. Quando sono arrivato, l’Ufficio Postale neanche c’era. Me l’hanno costruito intorno. L’attitudine all’attesa, spiega Managò, ci fa capire molto dell’indole profonda di una nazione: l’86% dei nostri connazionali considera il fare la coda, ad esempio all’anagrafe, motivo di grave stress e ben il 75% ammette di averne una certa paura (il restante 25% ha un parente o un amico impiegato al Comune che gliela fa saltare). Certo, tra tutti i popolo europei, noi diamo l’idea di essere i più avvantaggiati. Siamo infatti da sempre in attesa di qualcosa: un posto di lavoro, una promozione, una spintarella, la riforma delle pensioni, i nomi dei responsabili di cinque o sei stragi. Nel migliore dei casi, siamo in attesa dell’autobus.

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