26 Gennaio 2002

LA STANGATA SU NAPOLI



Napoli città più cara d?Italia, con l?inflazione che nel mese di gennaio fa segnare uno 0,9 per cento in più rispetto a dicembre scorso. Un salasso per i consumatori, considerato che gli aumenti dei generi alimentari risultano essere fra i più consistenti (1,7 per cento in più). Preoccupati anche i commercianti come spiega Maurizio Maddaloni, presidente dell?Ascom: «Potremmo fare dell?ironia e dire che Napoli, avendo oggi l?inflazione più alta d?Italia, è anche la città con il più alto reddito pro capite. La realtà è ben diversa e denuncia lo stato di crisi del commercio. Si pensi ai saldi, che sono iniziati ben prima del 20 gennaio, proprio perché la domanda ristagnava». Analisi grigia sul futuro, ma resta da chiarire l?impennata dei prezzi: «I dati vanno disaggregati – spiega Maddaloni – il settore alimentare ha registrato un indice dell?1,7 per cento in più. Ma poi c?è l? 1,6 del comparto ricreazione, spettacoli e cultura. I rincari degli alimentari sono dovuti a un momento contingente. Gli altri aumenti, invece, sono strutturali. E per il futuro ci può può essere solo un ritocco all?insù, a cominciare dagli ingressi ai musei. Un esempio: l?anno scorso per visitare il Museo di Santa Chiara si pagava 4000 lire. Oggi si paga 3,50 euro, che sono pari a 6777 lire, oltre il 40 per cento in più. E aumenti hanno subìto anche i biglietti per gli ingressi a Pompei e alla Cappella San Severo. Senza parlare poi dei rincari della tangenziale, delle tariffe e delle schedine. Ecco le ragioni dell?inflazione».
Pronta la replica di Raffaele Tecce, assessore al Commercio della giunta Iervolino: «Dico subito che non sono preoccupato. Storicamente a Napoli il mese di gennaio fa registrare rincari, particolarmente nel comparto degli alimentari. Data la particolarità dei consumi, nel capoluogo questa voce incide molto sull?indice dell?inflazione. Ci sono già robusti segnali di un calo dei prezzi. In città, poi, ci sono tanti mercatini rionali dove la tendenza è al raffreddamento degli aumenti. Per il resto Napoli resta una delle città meno care d?Italia. Al bar la tazzina non ha cambiato prezzo e ai ristoratori che hanno subito il rincaro delle zucchine, ho lanciato un appello: calma e pochi aumenti, altrimenti si rischia davvero di ingessare un settore che deve fare i conti anche con un rincaro nazionale stabilito dagli albergatori, comparto affine, pari a un più 3,6 per cento».
Di parere opposto i consumatori, come spiega Giuseppe Ursini, responsabile del Codacons napoletano: «Sono anni che chiediamo alle autorità un serio controllo dei prezzi e dei mercati. Non ci hanno mai ascoltati e questo è il risultato. Napoli era la città meno cara d?Italia ora, purtroppo, si registra un adeguamento alle altre metropoli. Intanto come Codacons abbiamo presentato un esposto al Tar contro i rincari voluti dalle Amministrazioni: locali e no. Stiamo denuciando per aggiotaggio quei commercianti che aumentano ingiustificatamente i prezzi e abbiamo presentato un esposto denuncia al garante per la Concorrenza Giuseppe Tesauro. Il dubbio è che i commercianti abbiano formato un cartello, di qui l?aumento dei prezzi».

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