21 Maggio 2013

La stangata dell’ Iva spaventa i commercianti

La stangata dell’ Iva spaventa i commercianti

La situazione economica è molto grave, ma esiste un problema più grande: nei prossimi mesi potrebbe divenirlo ancora di più con ulteriore avvitamento di produzione e consumi. Sul primo fronte rappresenta molto più di un monito il nuovo crollo del fatturato dell’ industria registrato a marzo, mentre sull’ andamento dei consumi grava come un macigno l’ aumento dell’ aliquota Iva al 22% che scatterà a luglio in assenza di un provvedimento ad hoc dell’ esecutivo. «Sarà un danno per tutti: non solo frenerà ancora di più consumi e Pil, ma potrebbe avere conseguenze negative sullo stesso gettito fiscale, che invece di aumentare, come previsto, di 3 miliardi di euro, potrebbe diminuire di 300 milioni»: sull’ incombente aumento dell’ Iva non ha usato mezzi termini il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, nel corso di un’ assemblea a Firenze. «Le stime ufficiali di incremento del gettito – è il suo ragionamento- sono costruite a parità di beni venduti. Ma tra le voci interessate dall’ aliquota, ce ne sono alcune che hanno registrato e stanno registrando forti cali di vendita, intorno al 10%. L’ ul teriore aumento della tassazione su questi beni, causerebbe quindi un ulteriore riduzione delle vendite e, di conseguenza, del gettito fiscale generato». Insomma, per il presidente di Confersercenti, un autentico autogol oltre che una nuova batosta fiscale. «Sarebbe l’ ennesimo passo falso: l’ interesse generale dovrebbe spingere, come chiediamo con forza da tempo, a riportare l’ aliquota Iva al 20%. I soldi si trovino altroveha aggiunto -, tagliando le spese come si può e si deve». Venturi si è poi scagliato contro il fiscal drag, «l’ aumento di imposizione che avviene quando i contribuenti, per effetto della crescita nominale dei redditi avvenuta a causa dell’ inflazione, si trovano a pagare maggiori imposte senza aver visto aumentare il reddito reale. Nel nostro Paese il fenomeno ha portato a un’ imposizione “invisibile” di 10 miliardi, circa 530 euro a nucleo familiare, che aggrava la già insostenibile pressione fiscale. Contro questo accanimento su imprese e famiglie, occorre ora un vero disegno di riordino complessivo del sistema impositivo che porti a una riduzione sensibile delle tasse. Si deve stare molto attenti – ha concluso il numero uno di Confesercenti – a non far salire ancora la rabbia dei piccoli imprenditori, che è già da tempo ai livelli di guardia». Intanto, come detto, il fatturato dell’ industria italiana ha fatto registrare un nuovo crollo nel mese di marzo. L’ indice calcolato dall’ Istat ha infatti segnato un calo dello 0,9% su base mensile e di ben il 7,6% su base annua. L’ arretramento tendenziale è addirittura il quindicesimo consecutivo, nonché il più ampio dall’ ottobre del 2009. In particolare, il dato congiunturale del fatturato deriva da diminuzione dell’ 1,7% sul mercato interno e un aumento dello 0,5% su quello estero, ribadendo quindi la divaricazione in atto già da tempo. Ed ancora, gli indici destagionalizzati del fatturato segnano cali congiunturali per l’ energia (-5,9%), per i beni intermedi (-1,2%) e per i beni strumentali (-0,2%), mentre sono in aumento i beni di consumo (+0,4%). Secondo il Codacons, per rilanciare il fatturato dell’ industria il governo deve «allentare la stretta fiscale sui ceti medio bassi, ridando loro capacità di spesa». Per l’ associazione dei consumatori è evidente che a pesare sui risultati «è il crollo della domanda interna, ossia il crollo dei consumi delle famiglie che, non avendo più soldi, sono costrette a rinunciare agli acquisti persino di beni necessari come carne, frutta e pesce. Figurarsi, quindi, cosa può succedere alle vendite di beni come abbigliamento e calzature».

 

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