29 Gennaio 2019

La solita Roma: via le multe ad amici e potenti

trucchi per cancellare migliaia di contravvenzioni
tiziana lapelosa

Si può pagare in tanti modi, dal tabaccaio, dal pc, al bar… Eppure c’ è gente che pare non ne voglia sapere di saldare quell’ infrazione commessa sulle strade di Roma. E si rivolge all’ amico, che conosce l’ amico dell’ amico e che tac, quella contravvenzione la converte in una non-multa. E così, chi non ha rispettato le regole della strada, all’ improvviso, si ritrova ad essere un cittadino modello alla faccia di chi le multe le deve pagare, non avendo santi in paradiso o perché consapevole che chi sbaglia paga. Il “giochino”, almeno stando all’ indagine del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Francesco dall’ Olio, a Roma sarebbe andato avanti dal 2008 al 2015. Più o meno tanti quanti al timone del Dipartimento Risorse economiche del Comune di Roma, laddove passano tutte le contravvenzioni della Capitale, c’ è stato Pasquale Libero Pelusi, ex vigile che oggi, sempre in veste di dirigente, è alla Formazione. Insieme a tre dipendenti dello stesso dipartimento, figura tra i 197 indagati nell’ inchiesta già battezzata “Multopoli” sulla quale in questi anni, a Roma, hanno lavorato i finanzieri del Nucleo di polizia Economico-Finanziaria di Roma. Concorso in falso e truffa è l’ accusa. Quattordicimila le posizioni debitorie cancellate tanto da creare una voragine nelle casse del Comune di Roma di circa 16 milioni di euro. Soldi che, almeno in parte, sarebbero potuti servire a tappare le ormai famose buche di Roma che tutto il mondo deride, anche nella Ztl, da dove arrivano la maggior parte delle sanzioni. Di questo “gruzzoletto”, però, è stato possibile sequestrare soltanto un milione. Il resto, relativo alle sanzioni fatte tra il 2008 e il 2012, è ormai andato in prescrizione (insieme ai 400 indagati) e solo gli accertamenti erariali che farà la Corte dei Conti, con tempi di prescrizione diversi, potrebbe assicurare un po’ di giustizia. Si spera. la lista In ogni caso è lunghissima la lista di chi per anni avrebbe fatto dell’ inciviltà e delle mancanza di rispetto il propio “callo”. Gente che, immaginiamo, si sarà pure lamentata dell’ asfalto a gruviera sul quale è stato costretto a guidare o a farsi scorazzare. Vip e affini, persone che “contano” anche «non estranee», scrive la procura, a enti quali la Presidenza del Consiglio dei ministri, Province, Comuni, Prefetture, Autorità giudiziarie. Persone che avrebbero preso le multe in qualità di semplici cittadini e non nell’ esercizio delle proprie funzioni, ma che sarebbero poi fatte risultare di essere in “servizio” per non pagare la multa. Auto private, dunque, fatte passare come veicoli di scorta. Tra gli indagati c’ è Claudio Lotito, per il quale il gip Anna Maria Fattori ha disposto un sequestro preventivo per un valore di 26mila e 800 euro. Il presidente della Ss Lazio, titolare delle società Roma Union Security srl e la Snam Lazio Sur srl, secondo quanto si evince dall’ inchiesta, nel chiedere di evitare di mettere mano al portafogli, avrebbe affermato che “le infrazioni erano state commesse da autovetture impegnate nel dispositivo di tutela dello stesso”. Per chi indaga, invece, «si trattava di veicoli utilizzati per finalità aziendali, intestati alle citate società» e che procuravano a queste «un ingiusto profitto», per un totale di oltre 53mila euro. Ieri Lotito ha parlato di «un grande equivoco». La versione che arriva da parte del suo entourage recita più o meno così: pur potendo avere due auto blindate e quattro uomini di scorta, Lotito viaggiava con la sua auto guidata da un agente di pubblica sicurezza con lampeggiante e paletta; una volta arrivate, le multe venivano “girate” in prefettura per il “discarico” (istanza motivata di annullamento) e quest’ ultima le inviava all’ ufficio capitolino. Tesi in contrasto con quella della procura che ha bloccato anche beni e conti correnti legati ad altri imprenditori e società che si occupano di vendita, noleggio e leasing di autovetture per circa 800mila euro. Nel mirino il Gruppo Colaneri, la Finrama srl, la Codasan e l’ Europa Rent srl. L’ inchiesta è partita dalla denuncia di una dipendente capitolina, che aveva notato anomalie nel Dipartimento in cui diverse istruttorie venivano archiviate. Pieno sostegno alla procura di Roma è stato espresso dal sindaco Virginia Raggi, mentre il Codacons ha già fatto sapere che si costituirà parte lesa per chiedere un risarcimento a favore dei cittadini in caso di processo. riproduzione riservata.

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