2 Dicembre 2008

La signora Rita voleva solo aiutare le ragazze dei call center

ROMA – La signora Rita voleva solo aiutare le ragazze dei call center, delle nuove offerte di Wind, Telecom, Tele2 o Fastweb a lei non importava niente, per quello che le serve il telefono. Rispondeva a tutte le richieste di quelle voci così gentili solo per pietà, «perché se non riescono a fare interviste, mi hanno raccontato quelle povere ragazze, non guadagnano un euro». E così, domanda dopo domanda, la pensionata romana di 73 anni si è ritrovata a pagare tre bollette telefoniche, compreso l’abbonamento per il collegamento veloce a Internet, lei che un computer a casa non ce l’ha. Qualcosa come 300 euro ogni due mesi, un salasso, senza contare tutti quei contratti che risultavano da lei accettati solo perché si era limitata a rispondere sì a qualche domanda del tipo: «Vorrebbe ricevere a casa il nostro materiale informativo?». Un «sì», detto per solidarietà. Non l’avesse mai fatto, e non l’avessero mai pronunciato quel «sì» i tantissimi anziani che adesso chiedono aiuto alle associazione dei consumatori perché non capiscono come mai si ritrovano ad avere un contratto con un nuovo gestore telefonico se non l’hanno richiesto. Anche loro precipitati in una delle innumerevoli trappole invisibili che minacciano le giornate un po’ di tutti, quelle insidie all’apparenza inoffensive, che arrivano sotto forma di offerta, prestito, occasione, canone, o quei disguidi burocratici di cui nessuno è mai colpevole, minuscole e insopportabili ingiustizie che alla fine, una sull’altra, diventano una montagna di soprusi di piccole e grandi "cattiverie" che avvelenano la vita. Maledetto telefono. «Solo alla nostra sede arrivano una cinquantina di segnalazioni la settimana di presunte truffe», calcola Martina Savina, coordinatrice dell’Adoc di Roma e del Lazio. «Buongiorno, sono Sara della…Stiamo proponendo delle nuove offerte. Lei è il signor Fabio Rossi? Potrebbe dirmi il suo codice fiscale, devo fare un controllo dei dati». Gli anziani ci cascano, sempre. Senza saperlo hanno "firmato" un nuovo contratto telefonico e accettato nuovi servizi che forse non utilizzeranno mai. «A fine mese ricevono la bolletta della nuova società, spesso fuori tempo utile per disdire il contratto – spiega la coordinatrice – e a questo punto devono decidere se accettare il nuovo gestore oppure troncare ogni rapporto pagando una penale di un centinaio di euro. In questo caso devono poi riattivare il vecchio contratto, rischiando pure di perdere il precedente numero di telefono». Basta solo un «sì» per essere raggirati, dall’altra parte qualcuno ha registrato l’assenso, o meglio lo ha "rubato".L’Adsl, cos’è? Se lo chiedono tanti utenti, per lo più avanti con gli anni, che notano un aumento delle bollette telefoniche di 30 euro circa. Vanno a controllare. «Qui c’è scritto: canone Adsl. Ma che cos’è? », è una domanda che ricorre nelle segnalazioni che arrivano ai centralini di Adoc, Codacons, Federconsumatori. Chissà come e chissà quando, qualcuno al telefono avrà offerto al malcapitato un servizio di cui l’utente non sa che farsene perché non si collega alla rete, ed ecco la bolletta maggiorata. Stessa storia per altri servizi. Ma chi l’ha chiesta la segreteria telefonica? E l’avviso di chiamata, chi lo vuole? Ad attivarli ci vuole niente, il problema è disdirli. Senza rete. Capita anche che un utente stipuli un contratto telefonico con un gestore solo per l’attivazione dell’Adsl (la linea veloce per Internet). Paga le bollette qualche mese, ma il servizio richiesto non arriva. Alla fine si scopre che in quella zona la copertura di rete non c’è e il consumatore continuerà a pagare a vuoto. Decide di rinunciare all’Adsl, «ma il gestore telefonico – spiegano all’Adoc – pretende il pagamento della penale per la disattivazione. Squilla la truffa. La Pausini che canta «la solitudine», il gatto nero che miagola, il neonato che strilla e le più incredibili suonerie. Pubblicità in tv e su Internet: componi questo numero, riceverai gratis la suoneria con un sms. E’ divertente, non costa nulla, perché no? La sorpresa arriva subito, i primi squilli "griffati" non si pagano ma ci si trova automaticamente iscritti a una società che invia una suoneria diversa ogni settimana al prezzo di cinque euro. Troppo, meglio rinunciare. Il che si rivela quasi impossibile: si chiama un numero e dopo aver seguito tutte le indicazioni suggerite quasi alla fine cade la linea. Si prova con la mail e poi con l’sms. «E’ da un anno e mezzo che provo a disdire il servizio, è impossibile. Ormai ci ho rinunciato e continuo a pagare 5 euro a settimana», racconta Stefano T. Lo sconto che non c’è. La signora Lucia T., casalinga e madre di tre figli, va a fare la spesa al supermercato e per riempire il carrello sceglie quasi esclusivamente prodotti in offerta. Il tonno scontato di 50 centesimi, il pacco di pasta a 25 centesimi in meno, la carta igienica super-conveniente. Va a pagare, ma lei che fa attenzione anche ai centesimi si accorge che alla cassa lo sconto scompare. Si paga a prezzo intero.  «Ci sono arrivate numerose segnalazioni del genere ultimamente», spiegano al Codacons. «Sconti annunciati e non praticati, sotto accusa sempre la stessa catena di grande distribuzione». Viaggi a metà. Si paga il biglietto di andata e ritorno, ma si può solo andare. Per tornare a casa bisogna pagare di nuovo. Vittime della truffa, centinaia e centinaia di sudamericani che vivono a Roma. I centralini dell’Adoc stanno ricevendo valanghe di segnalazioni. «C’è una fantomatica agenzia di viaggi – racconta Martina Savina – che vende a prezzi stracciati biglietti aerei per il Sud America agli immigrati. Una volta lì, questi poveretti scoprono che il viaggio è pagato a metà». «Aiuto, ho Sky!». Sul sito dell’Adiconsum, in basso a destra, c’è una finestrella: «Pronto soccorso Sky». raccoglie le centinaia e centinaia di mail di abbonati Sky che si sentono raggirati e chiedono aiuto. Luciano D’A. ha accettato l’offerta di tre mesi gratuiti del pacchetto sport. «Alla fine del periodo – gli hanno assicurato – potrà decidere se confermarlo o no». Per ben due volte l’abbonato ha provato a disdire senza riuscirci, «il termine è scaduto», si sente rispondere. Adesso paga per un servizio che non vuole. Un signore di Milano racconta di aver ricevuto da una società di recupero la richiesta di 300 euro da parte di Sky, a cui lui aveva rinunciato con raccomandata il primo febbraio 2008. «36 euro per l’abbonamento di febbraio – scrive sul sito – 177 per le spese operatore e 90 per la mancata restituzione del decoder. Ma nessuna di queste richieste mi è mai arrivata da parte di Sky». E il signor Filippo A.: «Mi hanno addebitato un programma a pagamento da me mai richiesto. Ho mandato la disdetta a settembre, mi hanno comunicato devo continuare a pagare fino a luglio 2009. Se voglio disdire prima devo pagare dieci euro. Insomma, fregato due volte». Multe pazze. I romani ne sanno qualcosa. Una valanga di "preavvisi di fermi auto", "diffide" e "ingiunzioni" di pagamento ha travolto gli automobilisti della Capitale. La Gerit, in migliaia e migliaia di casi, ha richiesto il pagamento di multe annullate dal prefetto o dal giudice di pace. «Per il cittadino ottenere la cancellazione di verbali già pagati – racconta Claudio Paielli, della Federconsumatori di Roma – diventa un’odissea. E non è detto che ci riesca». Multe pazze e multe bizzarre.  Un motociclista, denuncia il Codacons, è scivolato su una macchia d’olio, si è fatto male ed è stato multato dalla polizia municipale di Trezza sull’Adda «perché non ha regolato la velocità sulle condizioni della strada». Prestiti col trucco. Molte finanziarie, denunciano le associazioni dei consumatori, applicano condizioni di pagamento che non sono quelle previste dal contratto. «Dicono di prevedere un tasso del 14%, ad esempio, ma quando si va a fare il calcolo delle rate mensili – racconta Paielli – si scopre che il tasso corrisponde al 16%». Senza contare le "carte revolving", «che offrono un ulteriore prestito non richiesto a tassi quasi da usura». Bollette record. Due, tremila euro di conguaglio per le bollette di luce o gas a utenti che di solito hanno consumi limitati. «Tante volte si tratta di errori – raccontano all’Adoc – ma i pensionati che non pagano e non contestano si ritrovano senza luce o senza acqua. E’ capitato anche a una famiglia con in casa una figlia handicappata».
 

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