9 Settembre 2019

LA SCUOLA PRECARIA RIAPRE SENZA PROF

Stamattina sarà il turno degli studenti piemontesi, primi dopo quelli della provincia di Bolzano che, giovedì, insieme al nuovo governo, hanno iniziato il nuovo anno scolastico. Ancora nove giorni di vacanze, invece, per la Puglia che, ultima, riaprirà le scuole il 18 settembre. E anche il calendario fa discutere: la maggior parte delle Regioni ha fissato l’ inizio tra il 12 e il 16 settembre. Il Codacons ha denunciato «il progressivo slittamento della data di riapertura che grava sui bilanci familiari, già provati dall’ acquisto dei libri e del corredo scolastico, per circa 300 euro a famiglia». Per questo si chiede al Miur di ovviare organizzando, almeno per elementari e medie, servizi sostitutivi per i ragazzi. Ma non è questo il problema principale che il neoministro Lorenzo Fioramonti, dovrà affrontare. Nell’ ultimo Consiglio dei ministri gialloverde, il 6 agosto, è stato approvato con la formula “salvo intese” il decreto Scuola voluto dalla Lega ma mai pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che prevedeva la stabilizzazione di circa 55 mila insegnanti precari. Al proposito Fioramonti ha annunciato che il decreto «dovrà essere rimodulato». E così l’ anno scolastico inizia con l’ annoso problema della carenza di insegnanti: stime sindacali Anief parlano di circa 200 mila supplenze che verranno coperte anche da studenti diplomati non ancora laureati; mancano all’ appello soprattutto docenti di sostegno, matematica e italiano alle medie. Problema che potrebbe essere risolto con nuovi concorsi annunciati da Fioramonti per il 2020. Tra le cause della mancanza di cattedre coperte, oltre al dl incagliato nella crisi di governo, ci sono le tante uscite consentite da Quota 100: oltre 20 mila cattedre che si aggiungono ai pensionati ordinari. Le situazioni più critiche riguardano medie e superiori e il Centro-Nord. Altre note dolenti, sempre attuali: «L’ insicurezza strutturale di troppi edifici, il costo dei libri, le classi affollate». Secondo il Codacons, il 54% delle scuole non hanno il certificato di agibilità e ben 2400 istituti – con un bacino di 350 mila alunni – non sono ancora stati bonificati dall’ amianto. Questo mentre a scuola, con l’ inizio del nuovo anno, era previsto il ritorno “sperimentale” dell’ educazione civica e di quella ambientale, il cui ritorno potrebbe ora slittare di un anno. Intanto il ministro dell’ Ambiente Sergio Costa, riconfermato dall’ esecutivo gialloverde, ha stanziato 330 mila euro per progetti di educazione ambientale rivolti agli alunni delle scuole dei Sin, i cosiddetti siti di interesse nazionale inquinati. Ma non sono certo queste le «maggiori risorse per la scuola, università, ricerca e welfare» promesse nel primo dei 26 punti che sintetizzano il programma del nuovo governo giallorosso in attesa di fiducia. L’ importo necessario lo ha quantificato l’ erede di Marco Bussetti, appena varcata la soglia del Miur. Nella legge di Bilancio, Fioramonti chiede vengano previsti «due miliardi per la scuola e almeno uno per l’ università». «Lo dico da ora – ha avvisato – se non ci saranno, mi dimetto». Va detto che 800 milioni erano già previsti dalla Manovra 2019 e sono pertanto disponibili. In termini propositivi, per reperire risorse, il ministro ha suggerito tasse di scopo su merendine e bibite gassate: «Tassiamo i consumi che fanno male alla società e abbassiamo le tasse sulle imprese» ha detto. Approccio, perfettamente in linea con il programma Ue da 250 milioni che incentiva «Frutta, verdura e latte nelle scuole» degli Stati membri: per l’ Italia stanziati 30 milioni di euro. E ha raccolto consensi anche la proposta di un «nuovo patto di ricerca fra scuole e industrie» avanzata ieri dal ministro alla platea del Forum Ambrosetti di Cernobbio: «Rimoduliamo la didattica – ha esortato – torniamo a investire in modo coraggioso nella ricerca, puntando sull’ innovazione perché un euro investito oggi genera 4 euro di resa finanziaria nel medio termine». Parole apprezzate dagli imprenditori che si scontrano però con le logiche politiche. Dal lago di Como, infatti, il Nord è tornato a battere il ferro dell’ Autonomia. «Se alla Lombardia non verrà concessa la competenza sulla scuola – ha tuonato il governatore Attilio Fontana – la Regione è pronta a varare la sua legge. C’ è una sentenza della Corte Costituzionale che già dichiara che le Regioni possono organizzare una parte di questa materia». Fioramonti si sfila però dalle polemiche e lascia la replica al collega Pd Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali, che da Bisceglie dice: «Non possiamo permetterci compromessi al ribasso o, peggio ancora, sbagliati, quando si parla di scuola. Credo che le posizioni comuni raggiunte dal premier Conte e dal presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, siano un buon terreno di confronto da cui ripartire». TEMPO DI LETTURA 3’38”

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox