La scultura bronzea “Dandelion” al centro di una polemica politica
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fonte:
- La Sicilia
Per anni ha fatto silente mostra di sé nel cuore di via Atenea, volte anche preda ai vandali. qualche settimana, dopo la “scoperta” fatta all’ex consigliere comunale Giuseppe Di Rosa, del suo trasferimento a due passi alla Cattedrale, la scultura bronzea “Dandelion”, donata alla città dall’artista russo Gregory Potosky è al centro di una diatriba. consiglieri comunali Calogero Firetto, Nello Hamel e Margherita Bruccoleri hanno protocollato una interrogazione urgente per chiedere al sindaco e all’assessore alla Cultura se abbiano intenzione di adire alle vie legali per chiedere i danni a chi avrebbe non solo danneggiato l’opera ma anche dato vita a una discutibile “custodia” due mani dell’opera Un’opera fu posizionata in largo Maria Alaimo nel lontano 2016 dall’amministrazione guidata dal sindaco dell’epoca Calogero Firetto. Un’opera che andava a “coronare” un’area in cui erano state collocate fioriere e panchine. Qualche settimana fa sui luoghi si è recato l’ex consigliere comunale, presidente del movimento Mani Libere ma anche vicepresidente provinciale di Codacons Di Rosa, il quale ha evidenziato come la statua fosse sparita, scoprendo però che era stata spostata da tutt’altra parte. “Dandelion” infatti si trova adesso in piazza don Minzoni. Chi l’abbia spostata, perché e quando è il “mistero” da scoprire. Qualche giorno dopo il sindaco Miccichè ha dato il via a una sorta di operazione verità, che però non pare abbia sortito gli effetti sperati, visto che la polemica è deflagrata. Il riferimento va soprattutto al presunto danneggiamento della statua e al ritrovamento di due delle mani in bronzo inizialmente componenti dell’opera ma poi diventate appoggio per le corde per stendere i panni, in una casa del centro storico. Il sindaco in un video ebbe a dire che invece, quelle mani erano state custodite da un cittadino che, dopo 5 anni ha deciso di restituirle alla città. «Il sindaco non doveva ringraziare chi ha tenuto una parte dell’opera a casa sua per cinque anni, ma anzi doveva denunciarlo», scrivono i consiglieri in calce all’interrogazione FRANCESCO DI MAR
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