La scelta comoda …
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fonte:
- Quotidiano di Puglia
Ad un certo punto, però, qualcuno ha fatto notare loro che la risposta per una società complessa, articolata ed interconnessa come quella moderna non poteva essere la chiusura totale, che pure avrebbe probabilmente estinto o sconfitto il virus nel minor tempo. Gli scienziati sono stati chiamati, perciò, a delineare le regole fondamentali cui ognuno doveva attenersi, non per vincere il virus (che in assenza di una cura appare difficilmente debellabile), ma per minimizzare al massimo gli ammalati e, quindi, definitiva, morti. Si dava, cioè, corpo a quella che l’ex Presidente del Consiglio dei Ministri indicava come la “fase due”, quella della convivenza con il virus. Qui terminava il compito del virologo e iniziava quello del politico, dell’amministratore attento. Decidere cosa chiudere, quando chiudere e come chiudere e per quanto tempo farlo è compito della politica, è compito dell’amministratore pubblico, perché è compito della politica, con lucidità, contemperare adeguatamente i diritti e gli interessi in gioco (salute, istruzione, lavoro, fare impresa, muoversi liberamente per il territorio nazionale, riunirsi). Una contemperazione difficilissima da realizzare, perché dietro ad ogni diritto c’è la carne viva di persone, uomini, donne, ragazzi, bambini. Dietro ogni scelta c’è la finanza e l’economia che incombe e ti ricorda come con le tue scelte, oggi, puoi ipotecare irrimediabilmente il futuro del Paese. Ed è per questo motivo che la crociata iniziata dal Presidente Emiliano e dal suo assessore alla Salute contro la scuola appare incomprensibile e priva di senso. La scelta di chiudere le scuole, in un territorio classificato a zona gialla, è una scelta miope nella misura in cui il danno che si crea agli studenti nell’impedire loro di recarsi a scuola è incomparabilmente più grande del rischio che si corre nel considerarli vettori del virus a causa della loro partecipazione fisica alle lezioni. Credo sia lapalissiano affermare che non andare a scuola per un ragazzo sia deleterio, incida irrimediabilmente nei suoi diritti di persona, di studente. Un anno scolastico perso non è una sciocchezza e moltissimi studi stanno incominciando, inesorabilmente, ad evidenziare il danno sociale, cognitivo ed educativo di una tale “sciocchezza”. Così come moltissimi studi stanno incominciando a far emergere come la bontà della cosiddetta Didattica a Distanza è tale solo nel breve periodo, mentre nel lungo crea abbandono scolastico, difficoltà di seguire adeguatamente le lezioni, ritardo nell’apprendimento apatia e completo abbandono dei ragazzi a se stessi da parte di genitori costretti ad andare a lavoro e da nonni distanti, non al passo con la tecnologia e comunque chiusi nelle loro case per cautela. Parimenti è innegabile che tale situazione si rifletta soprattutto nei più giovani e nelle fasce della popolazione economicamente e socialmente disagiate. Come detto, il danno che si crea con la chiusura è incomparabilmente superiore al rischio di divenire vettori del virus all’interno delle scuole, ove vigono i protocolli di sicurezza elaborati dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Comitato Tecnico Scientifico di concerto con il Ministero dell’Istruzione e i sindacati di categoria. Eppure, dinanzi a tale incontestabile verità, il Presidente Emiliano e il suo Assessore alla salute hanno avviato una vera e propria crociata. Il motivo di tale fervore messianico per alcuni deve rinvenirsi nella pressione dei sindacati della scuola, per altri nel fatto che è più facile chiudere le scuole che non producono PIL ed i cui fruitori non solo non hanno adeguati rappresentanti ma non sono nemmeno portatori di interessi economici, mentre per altri ancora la causa va ricercata nel fatto che gli studenti non votano ed in fondo a loro va bene così. Ma secondo me la vera ragione di questa crociata è tutta culturale, il considerare la scuola solo il luogo di parcheggio dei figli, il luogo dove i ragazzi vanno per non stare per strada il considerare i professori e i maestri come degli stipendiati baby sitter che hanno il solo scopo di accudire i ragazzi e che, solo incidentalmente ed in pochi sporadici casi, sono in grado di contribuire alla formazione culturale, sociale e democratica del paese. Ed ecco che ogni scusa è buona: prima la scuola come cluster, poi la scuola come luogo in cui la variante inglese può maggiormente prendere piede (e non su Via Sparano o in Piazza Umberto a Bari o in Piazzetta Alleanza o Via Trinchese a Lecce), poi la necessità di vaccinare il personale docente e non docente, attività che non si comprende perché imporrebbe la chiusura di tutte le scuole (anche di quelle dove non si prevede a breve alcuna vaccinazione), per poi scoprire che forse la vaccinazione, anche se integrale, non è che poi impedisca al virus di viaggiare e che quindi forse sarà meglio chiudere la scuola fino ad aprile. Una ipotesi che significherebbe praticamente la perdita di due interi cicli didattici, con danni incalcolabili per i ragazzi pugliesi. Eppure il Governo ha delineato precise linee comportamentali a cui uniformarsi, protocolli che sono stati redatti sentiti i vari Presidenti di Regione ed elaborati con i tecnici del CTS, il quale ha concluso che la chiusura della scuola, ma dalla seconda media in poi, deve essere posta in essere solo nelle zone classificate come rosse. Ecco quindi che il re è nudo, ed ecco quindi che la politica regionale ha fallito il suo scopo di intermediazione, contemperazione dei diritti, guida sicura nella c.d fase 2 della convivenza con il virus. Lo ha fatto perché, da un lato, ha dismesso la sua funzione primaria, ovvero contemperare i diritti in modo che la compressione degli stessi si possa considerare accettabile, dall’altro ha cessato ogni propria funzione poiché è indubbio che il professore Pier Luigi Lopalco, virologo di chiara fama, non può certo essere smentito dall’assessore Lopalco Pier Luigi, appena assunto alla politica. Lo ha fatto e lo hanno potuto fare perché la scuola è da loro considerata come l’unico luogo che ci si può permettere di chiudere senza pagare dazio, l’ultima ruota del sistema paese.
Piero Mongelli * Responsabile ufficio legale Codacons Lecce
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