18 Settembre 2013

La scatola nera analizzata a Brescia «Ora nuove indagini sull’ incidente»

La scatola nera analizzata a Brescia «Ora nuove indagini sull’ incidente»

 

BRESCIA Il relitto della Costa Concordia, grazie alle complesse operazioni messe in atto tra lunedì e martedì, è ora tornato in posizione verticale. Il nuovo assetto potrebbe dare ulteriori opportunità di indagine sulla dinamica degli eventi occorsi nella tragica notte del 13 gennaio 2012, al largo dell’ isola del Giglio? Ne è convinto Paolo Gubian, docente del Dipartimento dell’ Informazione dell’ Università di Brescia. Con Mario Piccinelli, studente del corso di Dottorato in Ingegneria informatica dell’ ateneo cittadino, Gubian è componente nel collegio peritale di parte nominato dal Codacons (a difesa di alcuni naufraghi), chiamato a decifrare i dati della scatola nera. «Si potrebbe analizzare lo stato di alcuni dispositivi della nave -dice Gubian- prima che il relitto venga sventrato». I due ricercatori di Ingegneria lavorano da anni nel campo della digital forensics, la disciplina che si occupa dell’ identificazione e dell’ analisi dei reperti informatici in ambito forense. Le loro competenze hanno già permesso di analizzare la scatola nera della Concordia, dove sono state archiviate tutte le informazioni elaborate dai computer di bordo e relative alla navigazione: velocità, direzione, posizione del timone, ma anche velocità delle eliche, registrazione audio di tutti i dialoghi avvenuti in cabina di comando, dati del radar di bordo, presenza o meno dell’ alimentazione o, ancora, stato delle camere stagne. Dal lavoro dei periti è nato un video (potete vederlo collegandovi al link www.youtube.com/watch?v=csZzD-HfX8E), che mostra nel dettaglio gli istanti precedenti e successivi al naufragio. Dopo la collisione con gli scogli i generatori elettrici sono finiti rapidamente sott’ acqua e il generatore di emergenza ha stentato ad accendersi, prima, per poi funzionare a tratti. «Ulteriori sopralluoghi potrebbero aggiungere nuove informazioni sullo stato del generatore di emergenza – continua -, lo stesso dicasi per le porte di chiusura ascensori. Si potrebbe fare qualche ulteriore accertamento per stabilire lo stato e il funzionamento delle porte stagne che, nel caso di allagamenti, servono ad isolare sezioni della nave al disotto della linea di galleggiamento. Certo, è passato molto tempo e il mare potrebbe aver compromesso irreparabilmente la possibilità di eseguire indagini esaustive. Ma varrebbe la pena di tentare».

maria cristina ricossa

 

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