12 Luglio 2016

«La Sardegna pecca su collegamenti, prezzi, marketing e strategie»

«La Sardegna pecca su collegamenti, prezzi, marketing e strategie»

Trasporti a singhiozzo e prezzi per niente pop, marketing zoppicante, dati e strategie inesistenti, scarsa cultura dell’ accoglienza e blocco totale dei cantieri edili. Se Puglia, Sicilia, Toscana e Liguria sono – anche quest’ anno – le destinazioni preferite dagli italiani (lo ha registrato nei giorni scorsi un’ indagine del Codacons) le spiegazioni sono diverse. «Sembra una banalità ma non lo è: nessuno si ricorda che la Sardegna è un’ isola. E allora possiamo pure avere il mare fantastico e più bello del mondo, ma se non ci si può arrivare con facilità…». Mario Cioffi, direttore di un grande albergo sulla costa sud orientale, spiega che il problema sta, principalmente, nei trasporti. «Parlo sia di collegamenti aerei, con i problemi che conosciamo, sia di quelli interni, che non esistono proprio. Provate, per dire, ad andare da Cagliari a Barumini con un mezzo pubblico, e a cercare informazioni». Prosegue: «Il “prodotto” Sardegna è conosciuto nel mondo principalmente per la Costa Smeralda, un marchio creato nei primi anni Sessanta da un imprenditore illuminato. E nessuno ha mai provato a replicare, neppure in piccolo, quel modello, un’ organizzazione perfetta di mare, natura, alberghi, case, aeroporto, shopping, sport, servizi efficienti». Prosegue Cioffi: «Per fortuna abbiamo i turisti dalla Germania, dalla Svizzera, dall’ Austria, che amano molto l’ Isola ma una vera strategia verso i mercati esteri è ricominciata solo da due, tre anni, gli italiani stanno tornando, perché gli altri paesi del Mediterraneo non sono più considerati sicuri, ma l’ afflusso, rispetto a quello che si potrebbe fare, è minimo. A Ferragosto ci sono spiagge semivuote». Insomma, «bisogna comprendere che il vero sviluppo sta nel turismo e riqualificare un hotel sul mare vecchio di cinquant’ anni non significa voler tirare su un grattacielo, ma migliorare l’ offerta, essere più competitivi e creare posti di lavoro». Andrea Pili, manager di Sardegna.com, portale acquisito di recente da Alpitour, sta studiando la possibilità di fare di Cagliari una vera città turistica, partendo dal fatto che il grande tour operator ha anche una compagnia aerea, Neos. «Ecco, se i voli li mettiamo noi, possiamo veramente fare una pianificazione pluriennale e ragionare sui numeri. Però Cagliari ha cinque alberghi e Barcellona 1200, con i b&b arriviamo forse a 2500 posti letto. Se vogliamo fare un salto di qualità e creare posti di lavoro, la politica deve creare le condizioni adatte: dai Comuni, sul fronte degli orari per la musica, le autorizzazioni per i tavolini all’ aperto, e la Regione per la legge sul governo del territorio, le strade sicure, gli aeroporti in rete, il controllo degli incendi». Per Sandro Salerno di Asshotel, «gli imprenditori devono investire di più nella promozione delle loro strutture, consorziarsi, fare pubblicità e siti Internet. In altre zone d’ Italia sono diventati bravissimi ad aggregare l’ offerta e a unire attività motivazionali oltre il mare. Per quanto riguarda la promozione istituzionale, la Regione ci prova, ma l’ assessorato al turismo da solo non basta, manca una struttura operativa adeguata. Un tempo c’ erano l’ Esit, i sistemi turistici locali, uno per provincia, Sardegna Promozione. Purtroppo la politica ci ha sempre voluto mettere le mani e tra sprechi assurdi di denaro e gestioni fallimentari, si è dovuti arrivare alla chiusura. In Liguria, in Toscana, ci sono agenzie regionali che funzionano bene grazie a bravi manager. Anche qui ce ne sarebbero, ma senza una tessera di partito in tasca non vengono reclutati». Cristina Cossu.

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