12 Dicembre 2019

La roulette russa delle strisce invisibili La mappa in procura

Sbiadite, cancellate, scolorite. Sulle strade della capitale non c’ è traccia delle “zebre”, le strisce pedonali consumate dalla pioggia e dall’ usura del passaggio delle auto. Un ulteriore pericolo per i pedoni costretti il più delle volte a sfidare la sorte e non solo nelle strade più periferiche. Perché il lungo elenco si allunga dal I al II municipio fino al XII e al XV. Una lista che il Codacons, l’ associazione dei consumatori, ha inviato al Campidoglio e alla Corte dei Conti con tanto di richiesta di accesso agli atti alle segreterie municipali per accertare dove sono finiti i fondi assegnati alla manutenzione della segnaletica orizzontale. Ma soprattutto con quali criteri l’ amministrazione li ha spalmati sulle strade di Roma. Così ora, la maxi inchiesta aperta dalla procura sulle buche rischia di allargarsi anche alle strisce “fantasma”. Con l’ ipotesi di reato di abuso d’ ufficio, dallo scorso settembre i giudici di piazzale Clodio e gli uomini della guardia di Finanza stanno studiando tutti i conti e i bilanci del Campidoglio e delle amministrazioni locali che mostrano l’ utilizzo dei fondi dedicati alle buche per scopi alternativi e che nulla hanno a che vedere con i lavori stradali. « Abbiamo presentato una lista di 30 strade – spiega il presidente Carlo Rienzi – siamo partiti da quelle più centrali perché vogliamo capire come viene gestita la manutenzione della segnaletica orizzontale. Nelle prossime settimane – sottolinea – procederemo con un altro elenco che stiamo stilando raccogliendo le diverse segnalazioni». Si tratta infatti di incroci trafficatissimi dove le strisce non ci sono più. Come in via Mattia Battistini, all’ altezza dell’ uscita della fermata della metro A. Sparite anche all’ incrocio tra via Santa Susanna e via XX Settembre, dietro le Terme di Diocleziano. Ancora tra viale delle Milizie, via Andrea Doria e via Attilio Regolo nel rione Prati. E poi lungo la via Tiburtina, a San Lorenzo, dove sono ormai invisibili in quattro punti: all’ altezza dei civici 30, 51, 108 e 78. Una road map in costante aggiornamento per la tutela e la sicurezza di chi si muove a piedi. A parlare ancora una volta sono i numeri. Perché i pedoni uccisi sugli attraversamenti è in costante crescita: quindici nel 2017, 19 nel 2018 e per l’ anno in corso le cifre sono ancora più preoccupanti. Secondo l’ Istat i morti sulle strisce sono infatti passati nell’ ultimo anno dal 15 al 18% delle vittime nazionali della strada. Nel Lazio sono aumenti i decessi passando dal 16,8% del totale e al 26,3%. Pari a una vittima su quattro. Con l’ amministrazione costretta a correre ai ripari ma, per il momento, solo nelle situazioni più pericolose. Come è successo tra via dell’ Amba Aradam e Porta Metronia, nel quartiere San Giovanni, dopo il drammatico incidente in cui ha perso la vita Alice Galli, la 16enne che nel 2017 fu travolta e uccisa da un taxi mentre attraversava la strada. In seguito alle numerose proteste dei residenti, del comitato di quartiere e delle associazioni, il comune ha poi ordinato strisce pedonali luminose al led. Un intervento definitivo che il Campidoglio – a febbraio dello scorso anno – aveva predisposto anche per altri incroci, quelli con il più alto tasso di incidenti. Quindi viale Isacco Newton, all’ altezza del civico 84 e via di Pietralata, angolo via Pan. A seguire via Fosso Bravetta, altezza via Amodei e anche quello lungo la via Casilina, all’ altezza dell’ uscita della stazione della metro Borghesiana. A meno di due chilometri dal civico 1814 dove ieri mattina è morto Anton Hruby, l’ 84enne travolto da un camion dell’ Ama mentre attraversava sulle strisce pedonali. – fl.sav. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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