17 Settembre 2020

La roulette dell’ antinfluenzale: “Serve”. “No, abbassa le difese”

Le Regioni in ordine sparso. Il grande classico del Covid-19 si ripete, con tanto di strascichi in sede di giustizia amministrativa ed esiti opposti. Il tema stavolta è il vaccino antinfluenzale: Lazio, Calabria e Campania lo hanno reso obbligatorio in vista dell’ autunno, ma i provvedimenti di Nicola Zingaretti e Iole Santelli sono stati impugnati davanti ai rispettivi Tar. Se i giudici laziali hanno negato la sospensiva al Codacons che chiedeva di annullare l’ ordinanza che dal 15 settembre rende obbligatoria la vaccinazione per gli over 65 e il personale sanitario, i magistrati di Catanzaro hanno annullato l’ analogo provvedimento della governatrice di Forza Italia: per loro è in contrasto con l’ articolo 32 della Costituzione che vieta di introdurre trattamenti sanitari obbligatori per via amministrativa e viola la divisione delle competenze tra Stato e Regioni perché l’ obbligo vaccinale può essere deciso solo dal primo. Le due ordinanze condividono una logica di fondo, l’ utilizzo del vaccino in funzione “diagnostica”. “In questa fase di ripresa dell’ epidemia e con l’ autunno in arrivo – spiega Massimo Andreoni , direttore delle Malattie infettive del Policlinico di Tor Vergata a Roma – un grande problema sarà l’ insorgenza di patologie respiratorie che ogni volta creeranno il dubbio se si tratti di Covid o no. L’ ordinanza punta a ridurre al massimo i casi di influenza per rendere più semplice il riconoscimento di quelli di coronavirus”. Non tutti concordano. “Il vaccino serve e protegge, ma in questo caso potrebbe esporre a rischi – afferma Corrado Perricone , già direttore del Centro di Riferimento Regionale per le Emocoagulopatie della Campania -. I vaccini contengono tre varianti di anticorpi, oltre a una sostanza che ne stimola la produzione. La vaccinazione, quindi, aiuta l’ organismo a produrre anticorpi selettivi, che valgono cioè soltanto per contrastare un tipo di virus. Di conseguenza diminuisce la produzione degli altri, anche di quelli che servirebbero contro il Covid-19. Così la difesa immunitaria ne viene nel suo complesso a risentire”. Il risultato, secondo il professore, già membro del Consiglio Superiore di Sanità, è che “in caso di contemporaneità delle due virosi chi si è vaccinato si troverebbe sì protetto dall’ influenza, ma maggiormente esposto al SarsCov2”. Un problema che riguarda in particolare gli anziani, che le ordinanze si propongono di tutelare: “Con l’ avanzare dell’ età la capacità di produrre anticorpi si riduce, quindi la risposta immunitaria di chi non è più giovane ne uscirebbe ulteriormente indebolita”. Per Andreoni, invece, gli over 65 “sono le persone più fragili, che possono risentire maggiormente di entrambe le patologie e andare incontro a quadri gravi sia di influenza che di Covid. Quindi – spiega – si tratta di anticipare una parte del lavoro. Per loro il vaccino non è mai stato obbligatorio, ma se si andasse a vedere i numeri in termini di mortalità e di morbosità dell’ influenza e i costi in termini di sanità pubblica e vite umane ci si domanda perché non sia stato reso obbligatorio prima”. Su una cosa concordano i due esperti, l’ utilità di immunizzare i bambini. “I più piccoli hanno una grande capacità di sviluppare anticorpi -osserva Perricone -, quindi la vaccinazione pediatrica è una misura sensata”. “Il problema è quanto i bambini potranno gravare sui laboratori che effettuano il tampone – aggiunge Andreoni -. Incrementarne la richiesta potrebbe mettere in difficoltà la nostra capacità di diagnosi rapida che è l’ unico strumento valido per contenere l’ epidemia”. Ben venga, quindi, l’ analisi differenziale tramite vaccino. Che, però, per chi non appartiene alle categorie a rischio potrebbe essere difficile da trovare. Secondo Assofarma, dopo che la Conferenza Stato-Regioni ha deciso di destinare ai farmacisti 250 mila dosi, l’ 1,5% di quelle acquistate dalle Regioni, quest’ anno ogni farmacia potrebbe disporre di appena 13 dosi.
marco pasciuti

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