LA RIVOLTA dei tassisti non si ferma
ROMA LA RIVOLTA dei tassisti non si ferma. I tamburi di guerra dei conducenti delle autopubbliche rullano sempre più forte. Da Nord a Sud la protesta cresce e assemblee spontanee si sono succedute anche ieri, e si succederanno pure oggi, nei parcheggi di taxi delle maggiori città della penisola. Soprattutto nelle stazioni ferroviarie e negli aeroporti, dal Caselle di Torino al Leonardo da Vinci della capitale. Siamo appena all`inizio, perché dopo lo sciopero annunciato dai 50mila taxisti per l`11 luglio ne potrebbero scattare altri. E intanto è polemica con il Codacons, l`associazione dei consumatori, che per lo stesso giorno ha indetto una manifestazione in difesa del decreto legge davanti a Palazzo Chigi. “LE REGOLE non si concertano“, ha replicato il ministro Pierluigi Bersani all`accusa di aver varato il provvedimento senza un confronto. Ma, aggiunge, “la disponibilità a uno scambio d`opinioni c`è“. Del resto, interviene il presidente del Consiglio, Romano Prodi, “i taxisti sono consumatori come gli altri e anche a loro piacerà pagare meno per i conti in banca e le assicurazioni“. MA I SINDACATI non sono disposti ad accettare le argomentazioni del Professore. Insomma, non ci stanno e vanno avanti con estrema risolutezza. “La decisione di liberalizzare le licenze dei taxi ci lascia a dir poco sconvolti, vista la totale mancanza di concertazione con cui è stata assunta“ dichiara Loreno Bittarelli, presidente dell`Unione radiotaxi d`Italia. E aggiunge: “Mercoledì prossimo, al Circo Massimo, si svolgerà la grande assemblea nazionale dei tassisti di tutte le organizzazioni, durante la quale metteremo a punto le strategie di lotta da seguire per evitare che questo decreto legge sia convertito dal Parlamento“. Il presidente dell`Uri termina ricordando che “esistono fior di studi condotti dall`università La Sapienza, i quali dimostrano che la liberalizzazione del settore, almeno quello del trasporto pubblico a mezzo taxi, non aumenta la competitività e, anzi, favorisce la precarietà“. Nicola Di Giacobbe, segretario nazionale della Unica Taxi-Cgil, rincara la dose. “Questa riforma noi non l`abbiamo voluta, è un fulmine a ciel sereno che colpisce gravemente l`intero comparto e che questo governo vuole varare senza avere neanche interpellato i sindacati di categoria“, dice a muso duro. E continua: il decreto in questione “non liberalizza niente, ma colpisce solo le categorie già liberalizzate e non scalfisce, invece, le vere lobby, come quelle dei farmacisti e dei notai“. Di più: il provvedimento governativo “creerà un concentramento di licenze che andrà a interessare solo la parte ricca del mercato e non comporterà alcun abbassamento delle tariffe“. I sindacati dei tassisti attendono di essere convocati dal governo ma, avverte Di Giacobbe, “se non arriveranno risposte soddisfacenti da parte dell`esecutivo, lo sciopero dell`11 luglio sarà il primo di una lunga serie“. Pronta all`astensione dal lavoro è anche la Confartigianato delle Marche, regione in cui, se verrà approvato il decreto Bersani sulla liberalizzazione delle licenze, cinquecento imprese di taxi e di autonoleggio corrono il serio rischio di dover chiudere i battenti. “SE IL LIBERO MERCATO va apprezzato, in certi settori questo diviene devastante – si legge in una nota della Cgia – Un conto è una programmazione ragionata e concertata con le associazioni, altra cosa è una liberalizzazione selvaggia come sembra che stia per avvenire in un settore già in crisi per lo sviluppo sistematico sia del trasporto pubblico che di quello privato“. SULLA RIFORMA che coinvolge i tassisti, Giancarlo Sangalli, segretario generale della Confederazione nazionale dell`artigianato e della piccola e media impresa, spiega che “gli operatori attuali hanno investito per comprare le licenze e adesso, da un momento all`altro, si ritroverebbero senza avere nulla in mano“. Perciò, conclude, “se si vuole fornire più taxi diamo a ogni tassista un`altra licenza, oppure consentiamogli di usare l`auto per più di otto ore al giorno, assumendo dipendenti“.
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