LA RISPOSTA è un secco no
ROMA LA RISPOSTA è un secco no. Con sedici milioni di italiani in partenza per le vacanze e milioni di auto assetate di benzina, l’Unione petrolifera risponde picche alla richiesta del governo di ridurre di soli 2 centesimi il litro il prezzo. «Gli aumenti dei prezzi della benzina ha spiegato il portavoce di Unione Petrolifera Marco D’Aloisi al termine dell’incontro con il sottosegretario Stefano Saglia al ministero dello Sviluppo economico sono ampiamente giustificati dalle speculazioni di mercato. LE COMPAGNIE hanno assunto un atteggiamento cauto verso il mercato perchè avremmo potuto subire aumenti dell’ordine di 6-7 centesimi al litro mentre gli aumenti sono stati solo di 3 centesimi». Insomma, sarebbero benemerite. E non basta. Unione Petrolifera, certa di essere nel giusto, se la prende anche contro «l’ingiustificato rilievo mediatico innescato dalle associazioni dei consumatori». E hanno chiesto al governo di abbassare le imposte. Secca la replica del ministro Scajola che per tutta risposta ha chiesto al Garante dei prezzi «di avviare indagini sull’andamento dei prezzi dei carburanti» e ha annunciato di voler «di mantenere un confronto costante con l’Antitrust per verificare il comportamento delle compagnie a fronte di aumenti generalizzati e contemporanei». Scajola ha inoltre, «assunto l’impegno di valutare la fattibilità di alcune proposte provenienti dalle associazioni dei consumatori per stabilizzare le continue oscillazioni di prezzo, fino all’estrema conseguenza di consentire solo variazioni periodiche (mensili o trimestrali)». «Ci rendiamo conto che è una proposta molto forte, perchè contraddirebbe il principio della libera concorrenza e della libera fissazione dei prezzi osserva il sottosegretario Saglia ma è chiaro che in certe circostanze il governo può anche perdere la pazienza…». Saglia dice di aver «chiesto con forza alle compagnie di non attuare comportamenti speculativi, di non aumentare ulteriormente i prezzi e, possibilmente, di ridurre il differenziale di prezzi con l’Europa». E aggiunge che con l’entrata in vigore della legge Sviluppo (il 15 agosto), «ciascun punto vendita della rete carburanti dovrà comunicare al ministero i prezzi effettivi praticati alla pompa e saranno sanzionati coloro che ometteranno la comunicazione: in questo modo i consumatori potranno scegliere il punto di rifornimento più conveniente». Sanzioni potrebbero arrivare anche se non fosse accolto dalle compagnie l’invito a non aumentare i prezzi durante l’esodo estivo. MA MOLTI chiedono di più. «L’arroganza dei petrolieri è ormai senza limiti: sbattere la porta in faccia al ministro Scajola che li aveva opportunamente convocati per chiedere un taglio del prezzo della benzina è un atto che merita una risposta immediata» commenta il deputato del Pd Francesco Boccia. E il Codacons chiede che «ad intervenire sia la Guardia di Finanza, controllando i fogli di acquisto dei carburanti di pompe e depositi, per accertare se vi siano stati rialzi puramente speculativi. In caso di accermento positivo, ossia nel caso i prezzi di vendita risultino variati nonostante i prezzi di acquisto siano rimasti stabili, si chiede di procedere al sequestro di quelle pompe e di quei depositi».
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