3 Settembre 2017

La riserva indiana dei tabagisti, cacciati persino dai fumetti

Un’ estate in fumo: da New York alla Thailandia, dalle spiagge ai fumetti, tutti contro le sigarette. L’ ultima risibile crociata contro le bionde è made in Codacons, che ha recentemente sporto denuncia contro Corto Maltese e le sue strisce perché rappresentano “un invito subliminale a fumare”. Secondo l’ associazione di consumatori, il pirata-marinaio con la sigaretta sempre tra le labbra, figlio del pennino di Hugo Pratt, “potrebbe essere una forma di pubblicità pericolosa, contenente messaggi di istigazione al fumo, in particolare verso i minorenni”: perciò Carlo Rienzi e compagni si augurano che “Maltese ‘smetta’ di fumare, ovvero che venga finalmente eliminata la sigaretta dai disegni, cosa che non avvenne per Tex Willer. Nel frattempo, in attesa di questa saggia decisione, segnaliamo il caso alle autorità competenti”. Dopo mille polemicucce sulla stampa e interventi in difesa del “fumetto fumante”, anche da parte di fumosi intellettuali, il Codacons ha ritrattato: “I nostri cari amici sono caduti nella trappola: nel Paese finalmente si parla dei modelli che orientano il comportamento dei giovani e del legame eroe-sigaretta, ancora oggi così difficile da recidere”. Di emulazione e fumantini maestri è da anni che si discute in America: prima le sigarette sono scomparse dai locali, poi dai film di Hollywood (a parte qualche tiepida, recente rentrée) e infine dagli spazi pubblici all’ aperto. Fumare negli States è praticamente impossibile, persino negli appartamenti, negli sciantosi rooftop dei grattacieli, nei parchi e fuori dai bar: da Starbucks, ad esempio, chi si vuole accendere una bionda dopo il caffè o altri beveroni “al gusto di” deve allontanarsi di almeno nove metri dalla porta d’ ingresso. Questo vale dal 2013, ma non è finita qui: il sindaco di New York Bill De Blasio ha appena varato una legge per aumentare il prezzo dei pacchetti da 10,50 a 13 dollari: in soldoni, il rincaro è del 30%. Su Twitter the mayor ha spiegato: “Il fumo resta una delle prime cause di morte in città. Stiamo lavorando per cambiare questa situazione”. Il divieto di vendita di tabacco è stato esteso anche alle farmacie, noti postacci in cui si vende un po’ di tutto, ma le cicche no, per carità. La riserva indiana dei tabagisti non è circoscritta agli Stati Uniti: in Thailandia si rischiano multe salatissime e financo il carcere sia con il fumo vero sia con quello finto, ovvero quello prodotto dalle e-cigarette e dai diversi vaporizzatori di nicotina; inoltre, gettare mozziconi a terra può costare una ammenda da 500 a 2 mila bath (12-50 euro). Le misure anti-fumo, soprattutto “elettronico”, sono state recentemente inasprite, e le e-cigarette sono diventate pericolose fuorilegge: “Il minimo che possa capitarvi – ha scritto il Sun, occupandosi di un fumatore britannico per poco scampato alla galera – è una multa salata e il sequestro del dispositivo”. È dal 2014 che Bangkok ha bandito l’ importazione e l’ esportazione di bionde elettroniche, ma la legge è stata ratificata solo nel 2016 – motivo per cui denunce e multe sono aumentate, soprattutto ai danni degli ignari turisti; senza contare il rischio di finire dietro le sbarre da pochi mesi a dieci anni. Se l’ è vista decisamente meglio chi è ha trascorso le ferie in Italia, benché molti lidi, soprattutto al Nord, si stiano convertendo alla moda “smoke free”: a Savona è vietato fumare in alcune zone della spiaggia, così come a Bibione, nel Veneto, che promette di diventare dal 2018 “totalmente libera dal fumo”. I tabagisti potranno consolarsi in “piccole aree dedicate ricavate all’ interno della spiaggia”, alias recinti, mentre i trasgressori saranno puniti con una multa da un centinaio di euro. E pensare che gli uomini preferivano le bionde, una volta.
camilla tagliabue

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